CONFITERIA LIGURIA LUGO D'INCONTRO DEI PRIMI LIGURI

DI STEFANO CASINI

Tutti sappiamo che la prima comunità italiana giunta in America Latina in generale e in Uruguay in particolare, proveniva, nella maggior parte dalla Liguria. Questo studio realizzato dal Prof.Carlos Fazio Abella sulla storia di questa collettivitá regionale ci illumina sugli inizi della partecipazione dei liguri in Uruguay e la loro importanza nello sviluppo del paese, sia dal punto di vista demografico, ma anche politico ed economico. Allo stesso tempo, ci mostra le principali differenze esistenti fra le associazioni regionali della Capitale e di quelle de’interno dell’Uruguay.

Questo articolo del Prof. Carlos Defazio Abella é un documento originale che possiamo trovare, in Spagnolo, all’indirizzo:www.unesco.org.uy/shs/fileadmin/templates/shs/archivos/anuario2009/Defazio.pdf

“Questo articolo riassume le conclusioni di una ricerca che ha svolto per la tesi di laurea in Antropologia (FHUCE, UDELAR, 2006), e poi ha proseguito fino al 2008 nel progetto proposto nel Master su “Costruzione e Gestione dei Progetti nel Sociale” dell’Università LUMSA de Roma (2007-2008), nell’ambito di una borsa di studio delle ACLI ENAIP, finanziata dal MLPS.

Nel caso delle Associazioni Liguri de Montevideo, é molto lodevole il lavoro svolto da Defazio Abella che ha realizzato 15 interviste a diversi attori di tale istituzione, insieme a successive istanze di osservazione partecipante nelle loro attività.

Liguri arrivati con le navi

Nel caso delle Associazioni Liguri de Salto e Paysandú, ha fatto delle visite alle loro sedi, unendo interviste collettive e attività associative. Durante il lavoro sul campo, Defazio ha verificato atteggiamenti differenziati tra l’istituzione di Montevideo e quella di Salto o Paysandú. Nella prima era nota la sua iniziale resistenza, la difficoltà che trovavo nell’affrontare le situazioni e l’assenza di riscontri successivi, nonostante l’invio ripetuto dei risultati che erano inseriti nella tesi di laurea, nonché la scarsa conoscenza del lavoro che è apparso in un articolo di sintesi dei risultati, pubblicato sul mensile Spazio Italia nel giugno del 2008.

Al contrario, le istituzioni di Salto e Paysandú erano inclini alla collaborazione, alla disponibilità di tempo e all’interesse per lo scambio di materiale nella fase di ricerca e restituzione.

Aspetto storico culturale 

Le cause dell’immigrazione dall’Italia, a partire dalla metà dell’ottocento, sarebbero legate al processo di industrializzazione dell’Italia settentrionale, che avrebbe comportato minori salari, maggiore disoccupazione e migrazioni dalle aree rurali, già segnate dalla suddivisione delle proprietà, verso le città, mentre nel sud Italia il sistema latifondista portó carestie croniche e disoccupazione per i bracianti impiegati nel settore del commercio, delle imprese industriali, dei commerci urbani e aree agricole; Hanno influenzato in Uruguay sia nella formazione dei settori borghese e industriale, sia nel consolidamento dei primi movimenti sindacali. Fino al 1890, l’origine degli immigrati italiani prevarrebbe nelle aree settentrionali (Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto), con la predominanza delle regioni meridionali in seguito. Sul contributo culturale della migrazione peninsulare.

Aspetto storico culturale 

Pi Hugarte & Vidart, nel 1969, evidenziano vari aspetti come la lingua, la cucina, i gesti, le credenze popolari, le norme di trattamento sociale, la musica, in particolare il tango, l’organizzazione familiare e sociale.

Riguardo alla loro acculturazione, una visione del desiderio integrativo di parte della penisola riflessa nella figura del “cocoliche”, la denominazione della mescolanza delle lingue italiana e spagnola, si contrappone ad una visione che rivela il confronto di una mentalità urbana ed europeizzata, incline all’arrivo di immigrati da queste parti piú verso il settore rurale e tradizionale, quella che ha sollevato gli elementi creoli della cultura locale dell’epoca secondo la visione di Rodriguez Villamil manifestata nel 1968.

Questa dicotomia sarebbe anche correlata alla trasformazione di una sensibilità “barbarica” in una “civile”, promossa dalle élite dell’epoca secondo l’altro grande storiografo uruguaiano Barrán nel 1990. L’esperienza storica delle associazioni di mutuo soccorso  di questi immigrati nel XIX secolo, come abbiamo sottolineato in precedenti articoli, mostra il loro rapido declino, con il passare delle generazioni secondo il politico e storiografo Devoto nel 1992.

Per quanto riguarda l’immigrazione della Liguria nel Paese, il punto piú forte inizia a metà dell’Ottocento, evidenziando già, in quel momento, la specificità regionale. I Liguri tendevano a dedicarsi al ramo del piccolo e medio commercio, sia terrestre che fluviale, o, in misura minore, all’agricoltura, possedendo già una formazione in tal senso, acquisita in patria. Tra il 1850 e il 1870 e tra il 1854 e il 1863, 31.000 immigrati liguri si diressero verso il Sud America, contando il Río de la Plata come destinazione primaria. Del 60% degli italiani provenienti dal nord della penisola, il 32% corrispondeva alla Liguria, contro il 14% della Lombardia, il 10% del Piemonte; mentre quelli della zona meridionale ammontavano al 28% secondo uno studio di Bordoni del 1885, e di RodríguezVillamil & Sapriza, del 1982.

Nell’anno 2007, quando si realizzó questo meticoloso studio del Professor Fazio Abella, all’interno dell’allora comunità italiana formata da meno della metá di quella di oggi, su 67.757 persone, considerando come tali i nati sulla penisola e i loro discendenti che hanno chiesto la cittadinanza italiana, vi erano 7.140 individui di origine o origine ligure, pari a quasi il 10% del totale, secondo il Rapporto degli Italiani all’Estero della Fondazione Migrantes,  percentuale di importanza in quanto il suo maggior flusso migratorio si è verificato nella seconda metà dell’Ottocento.

Associazione Ligure di Montevideo

Questa entità acquisisce una personalità giuridica e un’attività continua nel 1982 dopo una fase embrionale dagli anni settanta e, nel 2007  contava con soltanto 200 membri. Le sue principali attività, finanziate dalla Regione Liguria, si sono concentrate nello svolgimento di riunioni settimanali del Consiglio Direttivo, e mensili, da marzo a dicembre, sotto forma di pranzi, oltre a gare sportive condivise con altre associazioni regionali e  dal 2007, corsi di lingua italiana.

Nella sua massa sociale c’era una certa tensione insita nei rapporti di potere tra i vari gruppi che lo compongono, mentre le posizioni di preminenza erano ricoperte da quelli corrispondenti a membri liguri più anziani, come i Fratelli Andreoni che, in etá matura si dedicavano full time alle attività dell’Associazione, formando un nucleo ridotto nel totale dei parenti stretti dove predominavano gli anziani discendenti a scapito degli adulti e della quasi totale assenza di giovani come fatica, moderazione, risparmio, discrezione, lavoro; in opposizione a quelli di segno negativo, da essi assegnati nel primo termine agli abitanti del meridiano peninsulare, e per analogia, a buona parte dei discendenti. Questo nucleo di Liguri è rappresentato dalla figura predominante del Presidente Onorario, che guida i legami istituzionali dell’associazione. Tra gli aspetti rituali la parte da leone è stata quella delle feste mensili che radunavano buona parte dei soci e la cucina tradizionale ligure, come il pesto, fattori di integrazione nella società di accoglienza attraverso la scelta appunto di piatti tipici della Liguria e dell’Uruguay, come l’asado Secondo lo storiografo Geertz, in un rapporto del 1987 leggiamo: “…il cibo ei suoi tabù, compresi i piatti caratteristici, sono un modo per definire il prossimo, dentro e fuori il paese…” cosí come la musica, elemento importante del rituale.Sempre Geertz narrava che, per il caso della rappresentazione teatrale del mito Rangda e Barong a Bali, dove i contadini, all’unisono con il pubblico e i partecipanti alla messa in scena, abbandonano la consueta circospezione scandita dal rituale norme di comportamento sociale dell’isola, Gli immigrati liguri montevidiani, durante l’esecuzione di temi tipici nelle celebrazioni mensili, si spogliavano del loro carattere abituale giudicato da loro stessi più introverso di quello dei meridionali, per entrare così nel ritmo e nell’emotività indotti dalla musica, trasportando , in forma figurativa se stessi, più profondamente vissuti, nella loro terra d’origine. Poiché “…il rito ha spesso un aspetto compulsivo, ma questo è anche profondamente confortante poiché infonde una data serie di pratiche con una qualità sacramentale”. Oggi, anno 2022, l’Associazione Ligure è quasi scomparsa. I soci fondatori sono quasi tutti scomparsi e i pochi restanti a Montevideo, condizionano alla propria permanenza la sopravvivenza dell’ente, mentre i più giovani e i giovani esprimono il desiderio di continuare a guidare l’ente una volta gruppo autoctono.

BENITO ANDREONI

Oggi, la mancanza di rinnovamento e permissività da parte del gruppo dei Liguri nei confronti degli interessi dei discendenti fa sì che, vedendo ridotta la loro presenza nella massa sociale, le attività associative come gli incontri gastronomici abbiano perso il loro grado originario regionale, al di là del fatto che portano emblemi o elaborano discorsi alludenti alla regione di provenienza.

Associazione Liguri di Salto

L’Associazione Liguri de Salto, la cui fondazione risale al recente 2005, conta 140 soci, quasi tutti discendenti, provenienti dalla società locale, medio e alto borghese, in gran parte dediti alle professioni legate all’ area urbana di una città come Salto, che ha visto la sua crescita favorita sin dalla costruzione della diga idroelettrica di quasi mezzo secolo fa. Storicamente, l’immigrazione ligure nella città e nel dipartimento del Salto, si è occupata di compiti di orticoltura, viticoltura, commercio, ospitalità e mestieri, prevalendo queste caratteristiche lavorative per tutto il XIX secolo e l’inizio del XX, predominando già nel XXI secolo le professioni liberali.

Le attività dell’Associazione si limitano alle riunioni consiliari del sabato, ed altre di carattere culturale quali la promozione di vari eventi (serate liriche, canore), la collaborazione nell’anniversario commemorativo di Garibaldi, la realizzazione di uno spazio radiofonico, la rappresentazione di il patrocinio delle ACLI, oltre all’iniziativa di tenere corsi gratuiti di lingua italiana in coordinamento con le istituzioni comunitarie.

A differenza dell’Associazione della capitale, prevalgono gli adulti rispetto ai giovani, con un paio di anziani nati in Liguria, e anche giovani attratti dai corsi di lingua italiana; vale a dire che l’A.L. Salto non ha risentito tanto il mancato rinnovamento sociale del suo pari di Montevideo.

Oltre a mantenere legami ufficiali con il Vice Consolato italiano della  città di Salto, i legami con altre entità della comunità italiana mostrano vari margini di conflitto minore o maggiore.

Se da un lato generano legami di amicizia e coordinamento con le altre associazioni regionali italiane della città di Salto (Lombardi e Toscani) con cui coordinano diverse attività, dall’altro visualizzano l’entità maggiore delle associazioni, ossia la Societá Italiana di Unione e Benevolenza , come qualcosa di “chiuso” ai discendenti. 

Secondo gli intervistati, per lo stesso motivo, l’A.L. di Montevideo non riconosce quella di Salto, tendendo ad evitarla. D’altra parte, in quella di Salto, forse per la condivisione della qualità di discendenti “uruguaiani”, non ci sono grossi problemi di identità, poiché la permanente allusione al “ligure” costituisce, soprattutto, un valore aggiunto alla condizione eminente di “uruguaiano”, rivendicando, a livello collettivo e personale, i legami con i propri antenati.

Associazione Ligure di Paysandu

Questa associazione nasce nel contesto di un movimento di flussi migratori in uscita, in gran parte causato dalla recessione industriale degli anni ’90 e dalla crisi economica del 2002. Quell’anno, e alla luce delle difficoltà materiali, si vedeva più chiaramente la necessità di cercare il trattamento della cittadinanza italiana, in vista di un’eventuale migrazione appunto per la crisi economica.

Poi un gruppo di discendenti liguri decise di organizzare l’Associazione Ligure de Paysandú, le cui attività trascendono quella situazione. Le finalità si basano sulla diffusione della cultura, con attività corali, della lingua italiana con due insegnamenti che integrano l’offerta ufficiale, lo scambio di materiale e attività con le Regioni, la diffusione di borse di studio (nello specifico dell’Università di Santa Margherita Ligure e Genova), o l’instaurazione di legami con enti simili, sia sul territorio nazionale che sulla sponda limitrofe, sul versante argentino.

Evidenzia inoltre le ricerche sull’origine dei suoi avi nel registro comunale locale, che ne hanno ricavato una percentuale del 60% di predominanza italiana con forte presenza del nord come Liguria, Lombardia e Piemonte, o lo studio sul “Cimitero Vecchio” (1865 – 1900), la cui simbologia ornamentale rimanda all’influenza massonica del suo autore, l’ignoto scultore soprannominato Giovanni del Vecchio. L’apporto storico dei Liguri si sarebbe distinto per la loro sapienza nel campo delle arti, della navigazione, dei mestieri, dell’agricoltura e delle libere professioni, contribuendo allo sviluppo della città dopo l’evento storico dell’Assedio del 1864-65. Dalla sua fondazione, l’ente ha avuto circa 500 membri, prevalentemente discendenti liguri, che garantivano un’equa distribuzione per età, che evita il processo di invecchiamento di cui soffre l’associazione di Montevideo.

Attualmente, insieme all’Associazione Piemonte di Paysandú, si avvalgono delle strutture della Societá Italiana Unione e Benevolenza, per tenere riunioni settimanali del consiglio o incontri culturali, mantenendo, tra l’altro forti legami sia con le istituzioni ufficiali della comunità come i consolati onorari sia con quelle locali come il municipio, università o chiesa).

Rispetto all’Associazione Ligure de Montevideo, emergono le stesse osservazioni già fatte nel caso Salto, in quanto i responsabili di Paysandú percepiscono una tendenza alla discriminazione, o un certo centralismo da parte della loro controparte di Montevideo, che sta alla base della Origine ligure di chi lo comanda.

L’ente intende rafforzare la propria posizione all’interno della comunità locale, concedere uno status ufficiale nel caso di corsi di lingua italiana, o ospitare un incontro con i loro coetanei della sponda vicina, visti gli elementi comuni che li uniscono.

Riflessi 

È possibile focalizzare le riflessioni relative al lavoro del Professor Fazio Abella, sull’asse dell’identità e della cultura dei membri delle diverse associazioni, come “quell’essere percepito che esiste fondamentalmente attraverso il riconoscimento degli altri…” secondo lo storiografo Bourdieu.  Si potrebbe stabilire che il senso di appartenenza alla Liguria costituisce l’elemento distintivo del gruppo dei membri autoctoni del sodalizio di Montevideo, che conformerebbe la loro nozione di un “noi” contrapposto agli “altri”, siano essi giovani o discendenti anche se facenti parte dell’Associazione, o le varie associazioni regionali, in particolare quelle di Salto e Paysandú.

Finché è possibile affermare come la propria identità porti all’alterità di fronte a quell'”altro”, poiché “… il gruppo stesso è definito per contrasto e per esclusione, abbiamo solo la possibilità di dire “noi” perché formiamo una collettività che si contrappone alla massa degli altri, degli stranieri, degli stranieri, dei barbari…”

Questo gruppo di liguri rimanda la propria identità a un insieme di valori positivi legati all’operosità, l’entusiasmo, la moderazione e il lavoro, più vicini all’ethos protestante secondo lo storiografo Weber, che al cattolicesimo tradizionale della loro patria, mentre questo delimita l’alterità contro gli “altri”, italiani meridionali (cattolici, mediterranei), e discendenti uruguaiani, che stigmatizzano  e sui quali depositano valori contrari negativi, o dispregiativi, invece, tentando così di contrastare l’integrazione delle nuove generazioni e il conseguente rinnovamento dell’ente.

La figura del suo Presidente Onorario emerge come rappresentante di tale etica, i cui valori si intrecciano con i capitali che possiede, capitale sociale (legami, prestigio di ex partigiano), capitale economico (imprenditore di successo), capitale simbolico (prestigio guadagnato sulla base dell’esercizio della presidenza in più periodi), ed infine, capitale culturale e l’abilità nell’uso della lingua italiana, soprattuto negli atti scritti. Inoltre, detta persona è consapevole dell’elemento di decisivo predominio che la gestione della lingua madre gli conferisce rispetto ai suoi coetanei, delimitando diverse aree di utilizzo simili alla classificazione di Hall sulla prossemica, secondo il contesto o “frame” della rispettiva interazione. Il Presidente Onorario è qualcosa come un intimo con i coetanei dove si comunica in xeneise o dialetto ligure, un altro riservato alle riunioni del consiglio dove si usa l’italiano e uno aperto ai discendenti, a pranzo, dove si usa lo spagnolo.

Così come, nelle sembianze di un Grande Uomo mantiene una posizione di apparente umiltà affine all’ethos ligure della moderazione, pur avendo accresciuto il suo prestigio all’interno della massa sociale attraverso l’organizzazione di eventi gastronomici mensili. Eventi in cui l’assegnazione dei ruoli di genere, resta vicina ai valori tradizionali promossi dai Liguri.

Mentre i compiti organizzativi, in cui il cibo è evidenziato come preparato in modo “casalingo”, familiare o intimo, ricadono sulle componenti di sesso femminile, il mantenimento delle relazioni pubbliche e formali dell’Associazione è riservato ai membri maschi, rappresentati nella figura del Presidente Onorario.

Conclusioni

È possibile tracciare un quadro della situazione in cui diventa utile confrontare le associazioni che, pur formalmente gestite da regole istituzionali simili, presentano caratteristiche dissimili per dinamismo e funzionamento. L’Associazione de Montevideo soffre di criticità come l’invecchiamento della massa sociale, la mancanza di rinnovamento e la mancanza di integrazione dei giovani o giovani adulti, la scarsa attività sociale, l’isolamento dai problemi della società locale, il confronto tra italiani e discendenti e la tendenza alla concentrazione e personalizzazione della guida. I collegamenti interni ed esterni sono concentrati in un nucleo ristretto di soci fondatori, rappresentato dal suo Presidente Onorario. È interessante notare che alcune delle caratteristiche di questa entità, dominata da immigrati originari, riflettono parte degli elementi costitutivi della nostra identità culturale come società nazionale, ossia “La mancanza di politiche formali delimitate a lungo termine a causa della personalizzazione dei legami istituzionali volti ad ottenere maggior prestigio con le conseguenti rivalità individuali, l’alto grado di etnocentrismo” prevalente verso quell’altro costituito nel suo caso dai discendenti, e nel caso della società nel suo insieme da i gruppi attorno ai quali tale alterità è stata simbolizzata, nonché la cultura del riserbo e del contenimento emotivo che deriva dalla condanna sociale dei comportamenti disinibiti o “barbari” come sostiene appunto il grande Barràn, Il predominio dei tradizionali ruoli di genere, o l’alto grado di invecchiamento strutturale dell’età, sia sociale che istituzionale. Ciò si riflette nell’eccessivo grado di paternalismo mostrato nei confronti dei “giovani”, così chiamati anche se biologicamente giunti all’età adulta

Le Associazioni de Salto e Paysandú mostrano caratteristiche diverse, come il dinamismo nell’ambito delle attività proposte, l’assenza di conflitti di identità per la sola presenza di discendenti, una maggiore fluidità nel legame con i loro coetanei nella comunità italiana della città, attività di servizio ad essa (rappresentanza del patrocinio per le procedure pensionistiche e di cittadinanza, corsi gratuiti di lingua italiana), iniziative culturali (sfilate, cori, programmi artistici, borse di studio), coordinamento con istituzioni della società locale (comune, università pubbliche e cattoliche) attività di ricerca storica, patrimoniale e genealogica e legami con i loro coetanei argentini.

L’elemento principale di confronto è il fatto che, mentre nell’associazione di Montevideo, il carattere “ligure” del ridotto nucleo di italiani costituisce un elemento di contrasto e distinzione davanti alla maggioranza composta da discendenti “uruguaiani”, a cui tale condizione è imposta, nelle istituzioni di Salto e Paysandú, il riferimento alla lontana origine regionale fornisce un valore aggiunto volto a rafforzare la coesione interna dell’ente senza essere utilizzato come fattore di differenziazione tra originari e “discendenti”.

Nel caso di Paysandú, si rileva che l’origine “ligure” ha costituito, nell’acuto contesto della crisi del 2002, la ragione fondamentale della fraternità del gruppo di persone che alla fine ha formato l’istituzione. Pertanto, la variabile di origine comune opera nella direzione opposta nell’associazione Montevideo rispetto ai suoi pari costieri. Nella prima, il carattere identitario “ligure” non fa altro che rafforzare una tendenza endogena alla concentrazione di responsabilità e attribuzioni nel piccolo nucleo residuo di fondatori peninsulari, a franco detrimento ed emarginazione dei membri “uruguaiani”. D’altra parte, nei sodalizi di Salto e Paysandú, si costituisce l’elemento primario e distintivo per il gruppo di discendenti che li compongono, unendoli come gruppo contro i legami mantenuti con altre istituzioni della comunità italiana e con la società locale. È interessante affermare che il fatto accertato dell’assenza di penisole originarie nelle associazioni costiere, di più recente formazione e tuttavia molto creative, permetterebbe di ipotizzare il futuro funzionamento dell’Associazione montevideana, quando i soci non saranno più rimangono per motivi di età indigeni, liguri, tra i loro ranghi. Contrariamente ai timori espressi dalle penisole di Montevideo, circa la presunta riluttanza dei loro coetanei “uruguaiani”, le associazioni di Salto e Paysandú mostrano una maggiore attività e dinamismo sociale in tutti i sensi. Sarebbe opportuno indicare come possibili misure da attuare magari quando la presenza delle penisole sia ancora minore, data la loro tendenza all’inerzia e alla resistenza ai cambiamenti promossi dai “discendenti”, iniziative simili a quelle sviluppate dalle associazioni costiere, in termini della diversificazione delle attività sociali. È da presupporre che cercheranno di non limitarsi ad incontri di natura gastronomica ricreativa, che rafforzeranno i legami con la società locale e con le rappresentanze regionali sulla sponda limitrofa, che saranno promosse iniziative culturali, di indagine del patrimonio legato dalla collettività, con la promozione della stessa insieme ad altre associazioni regionali presenti in città, con il proseguimento dei corsi di lingua e cultura italiana, ovvero il rispetto e la promozione della massima rappresentatività democratica nel funzionamento politico degli enti, cercando di integrare le diverse generazioni di discendenti.”

Ci è parso un rapporto molto interessante che tocca temi di alto impatto sociale che divide la Capitale dall’Interno del paese. I fenomeni che troviamo tra i liguri, li troviamo, forse in divera misura, anche nelle altre associazioni regionali. A Montevideo c’é molta piú concorrenza tra soci, mentre nell’interno dell’Uruguay, troviamo associazioni molto piú integrate alle realtá locali del paese di accoglienza. In tal senso vogliamo ricordare uno degli ultimi simboli della Liguria recentemente scomparso. Mario Andreoni, ex partigiano, un uomo che ha dedicato la sua vita alla collettività ligure in particolare e italiana in generale. Membro del Comitato Consolare e del COEMIT e Presidente delle ACLI, un uomo che, con i suoi fratelli, come Giovanni, hanno costruito il nostro tessuto sociale per decenni.

STEFANO CASINI