Referendum: eutanasia, cannabis, giustizia. La politica si divide sugli otto referendum di cui la Corte costituzionale ha cominciato l’iter di valutazione per la loro ammissibilità costituzionale.

È infatti appena cominciata alla Corte costituzionale la camera di consiglio partecipata, cioè aperta alle parti promotrici (una novità procedurale introdotta dal neo presidente della Corte Giuliano Amato).

Si comincerà dai referendum sull’eutanasia (ad assistere ci saranno anche Marco Cappato e Mina Welby) e sulla cannabis, per poi passare ai 6 sulla giustizia promossi da 9 consigli regionali di centro-destra, dal Partito Radicale e dalla Lega.

Difficile che la decisione sull’ammissibilità anche di qualche singolo quesito possa arrivare in giornata, più probabile mercoledì o al massimo giovedì di questa settimana.

Secondo il calendario dei lavori, si comincia dai quesiti sull’eutanasia legale e sulla depenalizzazione della coltivazione della cannabis, per poi passare ai referendum sulla giustizia, promossi dalla Lega e dai Radicali. Se la Corte dichiarasse l’ammissibilità dei quesiti, il voto si dovrebbe tenere tra aprile e maggio.

Sotto la lente di ingrandimento della Consulta, quesiti su temi complessi, delicati o ‘storici’ come la giustizia (dalla responsabilità civile dei magistrati alla separazione delle carriere fino all’abolizione della legge Severino), l’eutanasia attiva e la legalizzazione della cannabis.

L’obiettivo è depenalizzare l’omicidio del consenziente, punito dall’articolo 579 del codice penale con la reclusione da 6 a 15 anni. Con alcune eccezioni: resta un reato se si tratta di un minore e in questo caso si applicano le pene previste per l’omicidio.

Si chiede di cancellare le pene per chi coltiva cannabis (carcere da 2 a 6 anni e multa da 26mila a 260mila euro) e la sanzione amministrativa della sospensione della patente.

Abolire l’intero Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità, uno dei decreti attuativi della legge, è la richiesta di Lega e Radicali. Il che significa eliminare le norme che impediscono la partecipazione alle competizioni elettorali per il Parlamento europeo e italiano e alle elezioni regionali, provinciali e comunali di chi sia stato condannato in via definitiva per mafia, terrorismo, corruzione e altri gravi reati.

E soprattutto l’articolo 11, che prevede per gli amministratori locali la sospensione, dopo la condanna di primo grado per alcuni reati.

Cancellando una parte dell’articolo 274 del codice penale, si vuole ridurre l’ambito dei reati per i quali è consentita l’applicazione delle misure cautelari e in particolare della carcerazione preventiva: via il finanziamento illecito ai partiti e via i reati puniti con la reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni, a meno che non ricorra il pericolo di fuga dell’indagato o di inquinamento delle prove.

Non permettere più il cambio di funzioni tra giudici e pm e viceversa nella carriera di un magistrato è lo scopo del referendum. Oggi sono possibili 4 passaggi, che diverranno due con la riforma.

Consentire il voto degli avvocati che siedono nei Consigli giudiziari anche sulle valutazioni di professionalità dei magistrati, è lo scopo dei referendari. Lo prevede già la riforma della ministra Cartabia, ma solo se il Consiglio dell’Ordine abbia segnalato comportamenti scorretti da parte del magistrato che si deve valutare.

Cancellando parte delle norme attuali si vuole introdurre la responsabilità civile diretta dei magistrati per gli errori giudiziari. Oggi è lo Stato che si risarcisce il cittadino che abbia subito un ingiusto danno e poi si rivale sul magistrato.

Il quesito propone di cancellare la norma che stabilisce che ogni candidatura va sostenuta dalle firme di almeno 25 presentatori. L’obiettivo è arrivare a candidature individuali libere, già previste nella riforma Cartabia.