ITA Airways (Depositphotos)

Franco Esposito

Come la storia della mitica sora Camilla, tutti la vogliono ma nessuno la piglia. Pare questo l’abito su misura per Ita Airways, la compagnia aerea mutuata da Alitalia più volte fallita. Comunque chiaramente ai verbi difettivi almeno dall’inizio del nuovo secolo. Ita è destinataria costante di manifestazioni di interesse da parte di compagnie straniere. Sembra un bocconcino prelibato, ma alla fine viene scoperto quale cibo avvelenato. Tutti la vogliono e puntualmente scappano, nessuno finora l’ha presa. Ma gli acquirenti pare non manchino anche in questa difficile fase.

Air France e Delta si dichiarano pronte a scendere in campo. “La nostra offerta per Ita”. La new company ora è oggetto dell’interesse anche di Klm e di un fondo internazionale. Il bis con identica conclusione dell’accoppiata Lufthansa-Msc? E, udite udite, non è ancora tutto. In pista ci sarebbe un altro pretendente pronto al decollo. Un investitore specializzato nei voli low cost.

Il Mef, intanto, ha pubblicato il bando di gara per gli advisor. Il Dpcm è apparso sulla Gazzetta Ufficiale il 2 marzo di quest’anno. Regola la vendita di Ita Airways. Il ministero dell’Economia, in prospettiva, potrà vendere l’intero capitale del vettore. La scorsa settimana il ministero dell’Economia ha avviato la ricerca di due advisor, con un bando di gara. Gli advisor – uno finanziario e l’altro legale – saranno chiamati a valutare la solidità delle manifestazioni d’interesse. Tre in questo momento.

Il ministero ammetterà poi alla data room i candidati credibili. Soprattutto l’advisor legale deciderà gli accordi di governance che il governo Draghi ha richiesto nel Dpcm del 2 marzo. Il decreto che autorizza la privatizzazione di Ita Airways.

Gli accordi stabiliranno chi comanderà all’interno di Itali, quali saranno i diritti dei soci di minoranza. L’advisor è tenuto a disporre degli strumenti giuridici per salvaguardare gli interessi del governo come “la stabilità dell’assetto proprietario, la dimensione industriale dell’integrazione, la valorizzazione degli hub nazionali, lo sviluppo sui mercati strategici e sul lungo raggio, le prospettive occupazionali”.

La data room di Ita – custode dei documenti riservati della compagnia aerea in vendita – per il momento resta chiusa. Il ministero dovrà infatti incaricare prima i due advisor, una volta nominati e insediati. Solo allora il aprirà la data room esclusivamente ai candidati credibili.

Chi sono e quanti sono? Delta Airlines, Air France e Klm sono alleate storiche in ambito Sky Team. Faceva parte dell’alleanza anche Alitalia, ora estinta. La statunitense Delta Airlines e Klm hanno formalizzato una manifestazione di interesse per Ita Airways. E lo hanno fatto insieme, nella lettera congiunta a doppia firma indirizzata al ministero dell’Economia, proprietario del 100% della compagnia di bandiera nazionale.

Fonti ministeriali informano di aver preso visione della lettera lunga una pagina a mezza. Delta Airlines e Air France puntano a conquistare la maggioranza del pacchetto azionario di Ita. A supporto della dichiarazione di interesse il sostegno di un fondo internazionale, investitore in aziende dei viaggi e del turismo. Sarebbe questa la chiave che il duo americano-francese intende usare. Delta e Air France progettano di consolidare i loro rapporti con il settore delle crociere e dei villaggi.

L’intesa tra Delta Airlines e Air France e il fondo turistico viene ritenuta “su misura per rispondere alla prima manifestazione di interesse ricevuta da Ita a fine gennaio”. Quella di Lufthansa e Msc Group, il colosso delle crociere e dei viaggi di piacere. Senza considerare i trasporto merci via mare. La terza manifestazione di interesse pervenuta la ministero dell’Economia è di un fondo internazionale che ha investito, come detto, nelle più importanti compagnie low cost del mondo.

Messe insieme indiscrezioni e notizie sembra proprio che la privatizzazione di Ita Airways sia sul punto di entrare nel vivo. Forse ci siamo davvero.

Ma prima di esultare è doveroso attendere ancora un attimo. Passate vicende di trattative che sembravano prossime alle conclusione, poi saltate, impongono un minimo di prudenza. Ma in quei casi Draghi non c’era; questa volta c’è. Il Dpcm è un canto preciso a voce alta.