Una settimana fa si sono riunite in tutto il mondo le assemblee elettorali per il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, con cui si è concluso il ciclo di rinnovamento delle due rappresentanze: di base il Com.It.Es., di raccordo e sintesi il CGIE. La prima fase ha spesso causato pesanti spargimenti di sangue della democrazia, uccisa sul nascere. Molti autonominatosi Capitani di lungo corso, in sella ai Com.It.Es. dal 1986, non hanno potuto ricandidarsi in virtù della modifica alla legge istitutiva, che limita a due i mandati consecutivi dei Consiglieri. Gli “esclusi” si sono trasformati in “dei ex machina” di liste improbabili, ispirate alle appartenenze a questo o quel partito, spesso dichiarate con iscrizioni fatte all’ultimo momento alla compagine politica che nei sondaggi più recenti era data vincente. Ne sono nati strani incroci, veri ricocervi, in cui Italia Viva va a braccetto con i sovranisti esteri e il PD con Forza Italia. L’obiettivo di queste operazioni tese a conquistare la maggioranza dei Com.It.Es. era uno solo: il padre padrone di ciascuna lista voleva assicurarsi i numeri necessari a vincere la consultazione successiva, quella per il CGIE. Ovviamente l’obiettivo finale della vittoria al CGIE era di essere candidati al Parlamento nel 2023. Liste concorrenti sono state buttate fuori dalla competizione magari coll’insipiente – o più che voluta – cooperazione di qualche diplomatico, forse al primo incarico, che ha presieduto i Comitati Elettorali Circoscrizionali. Sui reati di falso in atto pubblico e abuso di potere si è sorvolato quasi dappertutto. Alcuni ricorsi al TAR sono stati immediatamente bocciati, altri sono ancora in attesa di sentenza. Se questi ultimi dovessero essere accolti, cosa accadrà? Che si rifacciano le votazioni per il Com.It.Es. nelle relative circoscrizioni consolari? Con la conseguenza dell’obbligo di riconvocare l’assemblea elettorale per il CGIE in quel Paese? Ovviamente questo non succederà mai. “Finita la festa gabbatu lu santu” è il proverbio calabrese, che descrive perfettamente questa situazione. Dopo lo spoglio dei voti per i Comitati si è scatenata la prima battaglia. Bisognava eleggere un Presidente del Com.It.Es. favorevole ai diretti interessati, spesso persone la cui ambizione è inversamente proporzionale alle capacità. In certi casi, come a Montevideo, il deus ex machina è lo stesso presidente, il Cappellaio matto. In altri, l’obiettivo era sostituirsi a plurieletti Consiglieri del CGIE, che hanno scritto la storia del Consiglio Generale e ne hanno costruito le vittorie da tempo. I Com.It.Es., nati spesso sbilenchi e pieni di membri “ignoranti” – alla latina, cioè senza alcuna conoscenza delle leggi istitutive dei due organismi – hanno eseguito gli ordini dei grandi Capi, interni o esterni che fossero. Le campagne elettorali per il CGIE si sono basate sulla calunnia, le autocelebrazioni, la convinzione che raccontare la propria vita di “povero emigrante” fosse sufficiente a soppiantare i candidati in possesso della preparazione richiesta per affrontare con successo i difficili doveri e oneri del CGIE. Gli iscritti dell’ultima ora hanno fatto pressioni sui rispettivi partiti affinché imponessero di non votare l’altro o l’altra. Si sono inventate aberranti interpretazioni di legge per impedire la candidatura di qualcuno. Ma le assemblee elettorali hanno la strana abitudine di non farsi sempre guidare con l’anello al naso. Preferiscono ascoltare gli interventi dei candidati prima di dare il voto. In buona parte del mondo hanno deciso all’istante e non si sono lasciati infinocchiare. Soltanto a Montevideo la maggioranza bulgara, costruita dall’Innominato, ha obbedito ciecamente, eleggendo in rappresentanza della bellissima comunità dell’Uruguay un Consigliere che, nel corso del mandato precedente, non è quasi mai intervenuto nei dibattiti dell’Assemblea Plenaria ed è stato eternamente fedele alla strategia del “firma e fuggi”, per avere diritto alla diaria, ma soprattutto alla gioia di godersi Roma e il suo MAIE/MAIU. Le selezioni sono finite. Si attende che il Presidente del Consiglio dei Ministri emetta il decreto con cui sancisce l’elenco dei 20 Consiglieri di nomina governativa in rappresentanza di partiti, associazioni, sindacati e patronati, Federazione Nazionale della Stampa, Federazione Unitaria della Stampa Italiana all’Estero, e frontalieri. La guerra è – o dovrebbe essere – finita. Domani è Pasqua di Resurrezione e il Signore Risorto ci insegna il perdono, l’abbraccio, l’amore e il rispetto fra le persone. Un bravissimo Sacerdote ha scritto pochi giorni fa: “Il senso della vita dell’uomo su questa terra, secondo la simbologia evangelica, è fare luce, diventare un cammino di luce, perché l’umanità possa incamminarsi verso l’armonia e la pace” e – aggiungiamo noi – affinché ogni eletto a Com.It.Es. e CGIE “possa aiutare la comunità che ha voluto rappresentare, facilitandone la vita, l’integrazione, il mantenimento della lingua e della cultura, la protezione dei più deboli, dei bambini e degli anziani, anche attraverso la sussidiarietà alle autorità diplomatico-consolari nella implementazione di questi e altri obiettivi”. L’augurio di Buona Pasqua del Gruppo Cattaneo è il seguente: ritroviamo tutti, nei nostri cuori e nelle nostre azioni, il coraggio di chiedere perdono a quelli ai quali abbiamo fatto del male e di riscoprire l’amore per gli altri, anche per quelli che hanno fatto del male a noi. Il bene che invochiamo è la pace, prima di tutto quella dello spirito.

(CARLO CATTANEO)