Papa Francesco (foto depositphotos)

Le parole di Papa Francesco, che non più tardi di due giorni fa si era mostrato disponibile ad andare a Mosca per incontrare Putin, non sono piaciute alla Chiesa ortodossa russa, la quale ha fatto sapere che, nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Bergoglio avrebbe “travisato la sua conversazione con il patriarca Kirill” scegliendo “il tono sbagliato per trasmettere il contenuto” del colloquio.

Sotto accusa è finita la frase in cui il Pontefice, rivolgendosi a Kirill, aveva detto: “Siamo pastori dello stesso popolo di Dio. Ecco perché dobbiamo cercare vie di pace, per cessare il fuoco delle armi. Il patriarca non può diventare il chierichetto di Putin“. “È improbabile che tali dichiarazioni possano contribuire all’instaurazione di un dialogo costruttivo tra la Chiesa cattolica romana e la Chiesa ortodossa russa, che è particolarmente necessario in questo momento”, ha chiosato l’ufficio comunicazioni del Patriarcato moscovita.

Per la verità certe frasi (secondo Dagospia) avrebbero fatto suscitato mugugni anche in ambienti Nato dove pare non sia piaciuto il riferimento dell’ex vescovo di Buenos Aires al cosiddetto “abbaiare dell’Alleanza Atlantica alla porta della Russia” come uno dei probabili motivi che avrebbero spinto il presidente russo a scatenare il conflitto in Ucraina. Bergoglio, però, tira dritto. E pure di fronte alle precisazioni del Cremlino, da dove, al momento, si fa sapere che non ci sarà alcun incontro, non si è fermato.

Ieri mattina il Papa ha infatti ricevuto in Vaticano il primo ministro giapponese Fumio Kishida, in visita in Italia. Inevitabilmente, la conversazione tra il Pontefice e il premier nipponico è scivolata sulla guerra, con Bergoglio che è tornato a condannare come “inconcepibile” l’uso e il possesso di armi nucleari. Intano l’arcivescovo di Leopoli Mieczyslaw Mokrzycki ammonisce: “Putin vuole tutta l’Ucraina“.