Cerimonia chiusura corsi Casiu 2015

Dovrebbero partire a giugno -e con tre mesi di ritardo- i corsi di italiano nelle scuole uruguaiane. L’annuncio è stato dato da Antonella Agostinis, dirigente scolastico dell’Ambasciata, nel corso dell’ultima seduta del Comites svoltasi nei giorni scorsi a Montevideo.

Quello che è in attesa di essere approvato dal Ministero degli Esteri è un progetto pilota che presenta una grossa novità per quanto riguarda l’ente gestore incaricato di organizzare i corsi: il Casiu (Centro Assistenza Scolastica Italia Uruguay) ha chiuso i battenti e adesso l’eredità è stata raccolta dall’Associazione Trentini nel Mondo che per la prima volta in Uruguay si inserirà in questo campo.

L’anno scolastico nel paese era iniziato il 7 marzo e da allora sui corsi di italiano era calato il silenzio prima di questa notizia che in tanti aspettavano. “Ci troviamo in un periodo dell’anno molto diverso dal solito ma questo ritardo è dovuto alla normativa ministeriale” ha spiegato Antonella Agostinis di fronte ai consiglieri del Comites. “L’8 marzo del 2022 è stata emanata una nuova circolare, la numero 4, e a noi il decreto applicativo è arrivato il 14 marzo. Il 22 aprile l’Ambasciata ha inoltrato al Ministero il progetto presentato dall’ente gestore e adesso siamo in attesa dell’approvazione che speriamo di poter ottenere entro il mese di maggio. Non abbiamo ancora una data certa sull’inizio delle attività ma io credo che a giugno si potrebbe partire con i corsi che dureranno fino a alla fine di novembre”.

Sono 12 le scuole scelte in tutto l’Uruguay per portare avanti questo progetto pilota, 3 a Montevideo e tutte le altre nell’interno: Fray Bentos, Mercedes, Trinidad, Paysandú, Maldonado, Tacuarembó, Florida e Colonia.

In base alla nuova circolare i corsi saranno finanziati al 95% dall’Italia (con circa 31mila euro) mentre del restante 5% si dovranno far carico gli organizzatori. La modalità continuerà ad essere quella di due lezioni a settimane di 45 minuti ciascuna per un totale di 44 corsi con 1.584 ore in totale destinato a 880 alunni degli alunni del quinto e sesto anno delle scuole elementari.

“I trentini” -ha commentato il dirigente scolastico- “hanno dimostrato in questi anni grande affidabilità e professionalità. Basta pensare che il loro corso di aggiornamento dello scorso anno rivolto a 35 studenti si è classificato terzo al mondo. In questo periodo si stanno raccogliendo proprio le candidature dei docenti per cercare di iniziare al più presto”.

La convenzione tra i due paesi che regola l’insegnamento della lingua italiana è stata rinnovata nel settembre dello scorso anno con un’intesa firmata dall’Ambasciata e dall’Anep (Administración Nacional de Educación Pública). “Uno dei punti principali di questo accordo riguarda i requisiti che vengono stabiliti per i docenti a quali è richiesto un livello alto di conoscenza della lingua, minimo con la certificazione B2 oppure essere madrelingua” ha puntualizzato la Agostinis.

Uno dei punti critici che è stato segnalato per l’ennesima volta dai consiglieri del Comites è quello dell’esclusione di alcuni dipartimenti dell’interno del paese dal progetto: “Vorremmo conoscere i criteri con i quali vengono scelti i dipartimenti dato che diverse zone sono state ancora una volta escluse”. “Noi dobbiamo attenerci solo a quello che ci da Anep, quindi non dipende da noi” ha risposta l’Ambasciata.

Un’altra particolarità riguarda l’ingresso delle scuole private nel progetto (una a Montevideo, l’altra a Colonia), una scelta decisamente anomala rispetto a quanto è stato fatto in passato come ha denunciato Alessandro Maggi, consigliere della lista Unitalia: “Il ritorno dei corsi di italiano nelle scuole è senz’altro una buona notizia. Tuttavia, all’interno di questo progetto c’è una decisione ingiusta che riguarda le scuole private dato che, in genere, chi frequenta queste scuole ha altre possibilità economiche per poter accedere ai corsi di lingua. Sinceramente noi preferivamo la convenzione come era prima che riguardava soltanto le scuole pubbliche”.