Elezioni domenica 12 giugno: si vota per le consultazioni referendarie sulla giustizia e, in circa mille comuni italiani, anche per eleggere il nuovo sindaco e i consiglieri comunali.

Elezioni comunali 2022, quando si vota – Con il deposito delle liste comunali si accende ufficialmente la corsa tra le migliaia di candidati per conquistare uno degli oltre 12.600 posti da consigliere comunale in palio in 978 comuni al voto. Una percentuale pari al 12,4% dei complessivi 7.904. Ma è soprattutto cominciata la competizione dei quasi 1.000 sindaci per conquistare lo scranno più alto. Il 12 giugno sarà Election day: si voterà infatti per i cinque quesiti referendari sulla giustizia proposti da Radicali e Lega ed ammessi dalla Consulta.

Dove si vota – La tornata elettorale comunale coinvolge 26 comuni capoluogo di Provincia, 4 dei quali anche capoluoghi di Regione: Catanzaro, Genova, L’Aquila e Palermo, il comune più grande che andrà al voto, con 657.561 abitanti e anche il maggior numero di elettori, 552.240. A differenza delle altre regioni italiane, dove il termine è scaduto ieri, in Sicilia la presentazione delle liste si è aperta venerdì 13 maggio e si chiuderà il 18 maggio.

Catanzaro, dove sono corsa 6 candidati, la coalizione di centrodestra si presenta divisa: da una parte Fi e Lega che si ritrovano – senza nome e simbolo – sulle posizioni di un candidato civico ex Pd, Valerio Donato, sostenuto anche da esponenti del centrosinistra e da Italia Viva, e dall’altra Fratelli d’Italia che si muoverà in solitaria schierando la vicecapogruppo alla Camera, Wanda Ferro.

Genova sono cinque in lizza per il posto di primo cittadino. L’attuale sindaco Marco Bucci di centrodestra cerca la conferma già al primo turno sul suo principale avversario, Ariel Dello Strologo, l’ex presidente della comunità ebraica genovese. Azione e Italia Viva hanno deciso invece di dare indicazione di voto e fornire alcuni candidati, ma senza inserire il simbolo sulla scheda. Tra gli altri candidati Mattia Crucioli, senatore ex M5S ora tra i leader de L’Alternativa c’è, sostenuto anche dai no green pass. Si presenta anche un candidato “no vax” per il Movimento 3V: Martino Manzano Olivieri, tra gli animatori delle proteste.

L’Aquila saranno quattro i candidati sindaci. Pierluigi Biondi è il sindaco uscente e ricandidato della coalizione di centrodestra che corre unita, mentre gli avversari si spaccano: la candidata del centrosinistra, Stefania Pezzopane, deputata del Pd, e il candidato civico dell’area di centrosinistra, Americo Di Benedetto della civica Legnini Presidente.

Parma dopo dieci anni sparisce dalla scheda il Movimento Cinque Stelle, proprio in quella città che per prima lo vide trionfare al governo di un’amministrazione comunale. La quasi totalità degli attivisti è infatti passata con il sindaco Federico Pizzarotti che, da candidato civico, ha conquistato il bis nel 2017. Dopo due mandati tenta la conquista del Comune il suo delfino, l’assessore alla Cultura Michele Guerra, sostenuto anche dal Pd, che candida in lista il rugbista e cavaliere della Repubblica Mbandà, e da altre forze di centrosinistra.

Elezioni comunali, i candidati sindaco – Tra i nomi noti che si candidano nei capoluoghi veneti di Verona, Padova e Belluno c’è l’ex calciatore della Roma Damiano Tommasi, sfidante dell’attuale sindaco di Verona Federico Sboarina, Giulio Crisanti, 23enne figlio del virologo, inserito a Padova nella lista Coalizione Civica a sostegno del primo cittadino Sergio Giordani che può contare anche sul sostegno del campione di rugby Mauro Bergamasco.

Tra le curiosità la Lombardia è la regione con il maggior numero di comuni alle urne, 128, mentre Argentera, in provincia di Cuneo, è il comune col minor numero di elettori 67 e un solo candidato sindaco, Monica Ciaburro, sindaco uscente, deputata di FdI e insegnante di scuola media.

Referendum giustizia, per cosa si vota il 12 giugno – Domenica 12 giugno si voterà anche su cinque referendum abrogativi in tema di giustizia. I quesiti referendari, promossi da Lega e Radicali, sono stati dichiarati ammissibili dalla Corte costituzionale lo scorso 16 febbraio.

Abrogazione decreto Severino – Uno dei quesiti mira ad abolire il decreto legislativo 235 del 2012, detto anche legge Severino. Prescrive che chi viene condannato in via definitiva a più di due anni di carcere per reati di allarme sociale, contro la pubblica amministrazione e non colposi (per i quali è comunque prevista la reclusione) diventa incandidabile. La condanna definitiva per uno dei reati suddetti determina la decadenza del mandato.

Se vincerà il sì al referendum i concetti di incandidabilità e decadenza verranno abrogati e anche ai condannati in via definitiva verrà concesso di candidarsi o di continuare il proprio mandato. Eventuali divieti di ricoprire cariche torneranno a essere decisi dal giudice, chiamato a decidere caso per caso, come è avvenuto fino al 2012 prima dell’entrata in vigore della legge Severino.

Riforma del Consiglio superiore della magistratura – Viene indetto il referendum per l’abrogazione delle norme in materia di elezioni dei componenti togati del Consiglio superiore della magistratura. Attualmente, un magistrato che voglia candidarsi al Csm deve raccogliere dalle 25 alle 50 firme.

Nel caso vincesse il sì, verrebbe abrogato l’obbligo della raccolta firme. Si tornerebbe alla legge del 1958, che prevedeva che tutti i magistrati in servizio potessero proporsi come membri del Csm presentando semplicemente la propria candidatura.

Valutazione dei magistrati – Il referendum mira ad abrogare le norme sulle competenze dei membri laici nei Consigli giudiziari. I Consigli giudiziari sono organi ausiliari composti da cariche appartenenti alla magistratura e laici (professori universitari e avvocati). Esprimono “motivati pareri” su diversi ambiti, tra cui le valutazioni di professionalità dei magistrati

La valutazione della professionalità e della competenza dei magistrati viene poi fatta dal Csm che decide anche sulla base di queste valutazioni. Se vincesse il sì, anche avvocati e professori potranno partecipare attivamente alla valutazione dell’operato dei magistrati.

Separazione delle funzioni dei magistrati – Si voterà anche il referendum per la separazione delle funzioni dei magistrati, con la richiesta di abrogazione di quelle norme che attualmente consentono il passaggio nella carriera dei magistrati dalle funzioni giudicanti (giudice) a quelle requirenti (pubblico ministero) e viceversa.

Se al referendum vinceranno i sì il magistrato dovrà scegliere all’inizio della carriera se vuole essere pubblico ministero o giudice e non potrà scegliere di cambiare indirizzo (cosa che ad oggi avviene con un limite di 4 volte e se sussistono le condizioni)

Misure cautelari – Il quesito vuole limitare le misure cautelari, con abrogazione dell’ultimo inciso dell’art. 274, comma 1, lett. c), c.p.p., in materia di misure cautelari e di esigenze cautelari nel processo penale.

Attualmente le misure cautelari possono essere motivate dal pericolo che la persona indagata sia a rischio reiterazione del reato, di fuga o di alterazione delle prove a suo carico. Se vincerà il sì al referendum verrà abrogata la motivazione della possibile reiterazione del reato.