di Riccardo Galli

Gli incidenti, i guai, i ferimenti cosiddetti domestici sono i più frequenti nella vita e i più rappresentati in Pronto Soccorso e in ospedale. Eppure, invariabilmente, la scivolata in doccia o il mignolo del piede che si scontra con la base del tavolino fanno…sorridere. Sorridere se non proprio ridere fa la infinita sequenza e l’infinito campionario della sfiga domestica. Ci si fanno sopra barzellette e spezzoni di sceneggiature di film e fiction, perfino la letteratura non disdegna: l’incidente domestico è un grande classico della comicità. Guardiamo gli altri che, goffamente, si procurano un danno. E questo, per qualunque motivo sia, ci fa ridere. Forse è la goffaggine la molla, l’essenza comica.

Che c’entra Biniam Girmay che fa il ciclista ed è anche bravo a farlo? C’entra perché nel tappo della bottiglia di spumante stappata per festeggiare la sua vittoria di tappa c’è un classico della comicità: appunto il tappo che va a colpire chi la bottiglia la stappa. Dal bianco e nero dei film ai tempi del muto fino alla serialità televisiva il tappo nell’occhio dello stappante fa ridere. La festa della sfiga muove al riso nel suo manifestarsi. Tutta la solidarietà possibile a Biniam Girmay che ha dovuto addirittura ritirarsi per il danno, per fortuna temporaneo, all’occhio inferto dal tappo.

Tutte le possibili solidali pacche sulla spalla per il suo essere vittima di big sfiga (e forse anche dell’incauta abitudine di semi stapparle le bottiglie prima di darle in mano al vincitore). Siamo tutti spiaciuti e solidali col ciclista che la sfortuna maligna elimina proprio nel momento della festa per la vittoria. Però, siamo sinceri, fati gli auguri e mostrata solidarietà, alla scena prendo spumante, inforco bottiglia, maneggio tappo, tappo mira e centra occhio…ci vien da ridere. Ridere scorretto, scorretto ma umano.