di Ottorino Gurgo
Ci sono temi che dovrebbero essere estranei alle naturali e anche indispensabili divisioni fra le forze politiche e che andrebbero affrontati con spirito unitario. Si tratta di temi legati a valori imprescindibili, per così dire universali, sui quali tutti dovrebbero riconoscersi.
Accadde così quando il paese dovette proteggersi dall’offensiva terroristica. In quell’occasione ogni distanza ideologica venne meno e i partiti si riconobbero in un’azione comune.
Ora non v’è dubbio che tra i valori ai quali tutti devono fare riferimento, come stiamo attualmente verificando, si collochi in primo piano il valore della pace, bene primario per l’umanità.
Ebbene, ciò che sta accadendo in Ucraina sembra dimostrare, purtroppo, che per alcuni dei partiti italiani non è così. Anziché attestarsi su una linea di condotta comune, le nostre forze politiche e i loro leader trovano modo di dividersi contestando le decisioni del governo, con l’evidente intenzione di metterlo in difficoltà cosicché questo obiettivo fa premio sulle iniziative volte a favorire il raggiungimento della pace,
Si tratta di contrapposizioni di natura chiaramente strumentale come rivela il comportamento di due leader in particolare, Giuseppe Conte, leader dei cinque stelle e Matteo Salvini, leader della Lega, che si presentano come “campioni” del disarmo e, quindi, come “pacifisti doc”,
Tra Salvini e Conte a sparare a zero contro la linea di Draghi è in particolare il leader penta stellato. Chiaramente mosso da un duplice obiettivo: mettere in difficoltà il presidente del Consiglio e, al tempo stesso, conquistare il favore degli elettori pacifisti così da ridare un senso e una prospettiva al suo decadente movimento.
Ma anche Salvini fa la sua parte, impegnato com’è a sottrarre consensi alla sua eterna rivale Giorgia Meloni che, dall’opposizione, ha per prima compiuto la scelta pacifista.
Quel che in questa vicenda soprattutto colpisce, non è tanto il comportamento in sé di Lega e Cinquestelle quanto ciò che il loro comportamento rivela e cioè una vera e propria trasformazione della politica, una sorta di mutazione genetica che porta i partiti ad essere sempre meno interessati al bene comune, ma subordinati a interessi di parte.
In pratica, non ci si domanda cosa sia più giusto e piú in linea con le esigenze del paese, ma che cosa sia più conveniente per se stessi. Ed anche questo, al di là del contingente, è un forte segnale di degrado che va ad unirsi ai molti altri che caratterizzano la nostra vita politica.
Ottorino Gurgo