Il Salone del Libro di Torino (Depositphotos)

Franco Esposito

Il simbolo ormai imperituro è la Torre dei libri progettata da Francois Confino a inizio anni Duemila. Ma per il Salone di Torino, definito il Salone d’Europa, parlano i numeri: 168.732 visitatori, il dieci per cento sono studenti. 1.466 gli eventi ospitati nelle quarantanove sale della Fiera, alla trentanovesima edizione, novantamila i partecipanti. L‘editrice La Nave di Teseo ha realizzato un sontuoso più 62%, trainata dal nuovo libro di Joel Dicker. 

Un milione e seicento le visualizzazioni dei video pubblicati quest’anno su Tik Tok. Una scommessa vinta, decisamente, I rappresentanti delle case editrici sono arrivati da oltre 20 Paesi per acquistare i diritti sui libri. 

“Abbiamo creato tante comunità, dall’ambiente alla lotta civile”, tracima soddisfazione nel viso e nelle parole il direttore della Fiera del Libro di Torino, Nicola La Gioia, barese, scrittore per la casa editrice Einaudi, addosso la maglietta rosa ritenuta un portafortuna. “L’ho lavata e l’ho stirata, però”. Un amuleto, tout court.  “Con il Salone più grande di sempre, Torino ha abbracciato l’Italia e il Continente. Sono nate nuove realtà, ora il compito di tutti è tenerle vive”. 

L’evento ha acquisito ormai una dimensione globale. Si spera che questo non sia il picco. “Perchè il massimo non vogliamo raggiungerlo mai”, annuncia La Gioia, pronto a lasciare l’incarico. “Il nuovo direttore arriverà dal mercato”. L’annuncio un minuto dopo la chiusura al Lingotto dell’ultimo cancello. La replica è riuscita ancora meglio dlel’originale andato in scena a ottobre. Due edizioni a così stretto giro di posta, non era mai successo. Quella autunnale posticipata per la pandemia, questa ricollocata a maggio, mese magico per Torino. 

Di solito freddi, i numeri stavolta non lo sono. Oltre duecento eventi hanno fatto registrare il sold out, 2499 i giornalisti acreditati, 1.320 i blogger., 1.900 gli operatori professionali, Numeri in forte crescita, alcuni a denunciare addirittura una poderosa impennata..Oltre trenta milioni in più gli iscritti al canale Instagram. Duemilacinquecento gli studenti provenienti da fuori Piemonte. 

Sotto la direzione di La Gioia, il Salone è progressivamente cambiato. Un leader, lui. E il Salone del libro di Torino è diventato una fiera editoriale di respiro mondiale. Una cosa unica. Il Salone raccoglie umori e istanze dei territori, della popolazione, e le restituisce sotto forma di messaggi. Quello di quest’anno dedicato al clima. Affrontato con la lectio magistralis di Amitav Ghosh”.

I grandi temi di attualità vengono al Salone dibattuti in modo multidiscilinare. “E così abbiamo fatto anche con la guerra, andando in profondità, arrivando a osservarlo a livello di specie, di che cos’è l’uomo nel nostro secolo, perchè è così cruento. Il Salone non è solo numeri, è empatia, stare insieme per sentirsi meno soli e quando si è meno soli si superano anche le paure”. 

Il Salone guarda al futuro e si propone di ricreare la comunità nelle case degli italiani e nelle loro famiglie. Memore del fatto che “in quei cinque giorni”il mondo si è temporaneamente abbracciato. Bisognerà attendere un anno, ora. La prossima edizione è in calendario dal 16 al 22 maggio 2023. 

La traccia è chiara, precisa. La lettura dei libri, la capacità di riflessione e di analisi, e un percorso da alimentare giorno dopio giorno, sempre con il conforto dei numeri. Che gli editori identificano come importanti segnali di crescita. Al Salone hanno brindato alla grande, non solo la Nave di Teseo, anche  Rizzoli con Maurizio de Giovanni, Feltrinelli con Jovanotti e Crocetti, Neri Pozza con Eshkol Nevo, Einaudi con Gianrico Carofiglio, Mauri Spagnol con Eric Doom e Mondadori con Euros Lyn e Chiara Tagliaferri. Ma in realtà tutti hanno vinto. 

Il Salone ha portato ulteriore linfa alla città di Torino, già esaltata dall’Eurovision, in attesa dell’arrivo del Salone dell’Economia. Una primavera di splendida rinascita.