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DI SANDRA ECHENIQUE 
Ecco Uber, anche in Italia. Finalmente, oppure no a seconda da che parti lo si guardi, la compagnia di ride sharing più famosa nel mondo sbarca nella Penisola. Come? Dopo lunghi anni di scontri, attacchi e contrattacchi, è arrivato un accordo. Non più Uber vs taxi, ma Uber assieme ai taxi italiani. Infatti è stato siglato un accordo con IT Taxi, che rappresenta l’operatore più grande dell’Italia per quello che riguarda le prenotazioni di una macchina gialla. Ma da quando la partnership diventerà operante, ci vorrà almeno un mese, saranno oltre 12.000 i tassisti in novanta città della pensiola, che useranno la app al fine di consentire alla clientela di riservare una corsa.
Un accordo che ha diverse similitudini con quello attuato all’inizio di quest’anno a New York. L’ufficializzazione arriva in un momento molto particolare perchè Uber, come altre compagnie di ride-hailing, sono alle prese con una continua mancanza di conducenti e auto che ha portato non solo a tariffe molto più alte, ma anche ad attese più lunghe. Con la nuova unione tra Uber e i tassisti d’Italia, se non tutti almeno quelli che fanno capo alla prima compagnia del settore, per il gruppo americano si tratta di un grande passo in avanti che consente di espandere la presenza nella Penisola, uno dei mercati più importanti d’Europa. Collaborazioni simili oltre che a New York e ora in Italia, sono state avviate anche in altre parti del mondo da Hong Kong a Madrid fino a San Francisco.
“Si tratta di un accordo davvero storico – ha sottolineato Dara Khosrowshahi,  CEO di Uber – in uno dei nostri mercati strategicamente più importanti a livello globale. Crediamo fermamente che i taxi e Uber stiano meglio insieme e ci impegniamo a mantenere questa partnership di fiducia e cooperazione a lungo nel futuro”. Effettivamente si tratta di un accordo storico in quanto per anni Uber ha dovuto affrontare la ferma opposizione dei tassisti italiani culminata con le proteste del 2017, con l’accusa di concorrenza sleale. Nel 2015 e nello stesso anno i tribunali italiani avevano bloccato Uber per motivi legati sempre alla concorrenza, anche se poi quella sentenza è stata ribaltata.
Per quello che invece concerne i termini finanziari dell’accordo, Uber si è rifiutata a svelare i numeri, quindi si può andare, per ora, solo per supposizioni prendendo come punto di riferimento il fatto che il gruppo richiede una commissione fissa per l’accesso alla piattaforma e che questa percentuale in Spagna raggiunge il 12%. “L’accordo con Uber – ha affermato Lorenzo Bittarelli presidente di Radiotaxi 3570 a capo dell’app IT Taxi – rappresenta un traguardo importante che porterà progressivamente più corse per i tassisti del nostro consorzio. È un passo avanti per il nostro lavoro e un servizio in più per i clienti”.
Finora solo in sei città italiane era accessibile il servizio Uber Black (la versione più lussuosa), mentre i contenuti più accessibili, per il prezzo, erano ancora totalmente vietati su tutto il territorio. Con l’ingresso ufficiale di Uber in Italia restano però ancora diversi problemi da risolvere, a cominciare dallo status dei tassisti che oggi operano in regime di libera professione, ma che vorrebbero essere inquadrati come lavoratori dipendenti.