La sede del Milan (Depositphotos)
di ROBERTO ZANNI
In serie A sono sei le società in mano agli americani, stesso numero in serie B. Ma scendendo si possono trovare investimenti anche nella terza serie, a cominciare da Campobasso e Cesena. Il calcio italiano piace al di là dell’Atlantico, come anche i nostri giocatori. Si è così creato sull’Oceano un’autostrada virtuale, in entrambi i sensi dedicata soltanto al pallone. Se il Toronto FC ha fatto il record, assicurandosi Lorenzo Insigne per 15 milioni di dollari lordi a stagione (quattro anni) ecco che invece a costi estremamente inferiori i Los Angeles FC si sono presi un mito, fino a ieri, della Juventus e della Nazionale: Giorgio Chiellini.
Costi ridotti, circa 1,5  milioni di dollari a stagione, ma non c’è dubbio che l’impatto sarà forte per una città che in precedenza ha avuto come grandi nomi Zlatan Ibrahimovic e David Beckham. Due ex azzurri pronti a illuminare il calcio della MLS che non è quello europeo, ma che tra i confini canadesi e statunitensi si è conquistato uno spazio importante. Ma allora perchè gli investitori americani fanno il percorso inverso? Non succede solo con l’Italia, lo hanno già fatto con l’Inghilterra, ma la Serie A adesso rappresenta il nuovo trampolino di lancio, da un punto di vista finanziario. I club tricolori costano relativamente poco e possono offrire margini di guadagno notevoli, come hanno dimostrato prima Jim Pallotta, vendendo la Roma al connazionale Dan Friedkin e poi Paul Singer che il Milan l’ha ceduto a Gerry Cardinale per la cifra record di 1,2 miliardi di euro.
Attualmente sono Atalanta (Steve Pagliuca, con una quota anche ad Arctos Sports Partner di Dallas), Bologna (Joey Saputo, canadese), Fiorentina (Rocco Commisso), Milan (Gerry Cardinale), Roma (Dan Friedkin) e Spezia (Robert Platek) i club di serie A in mano agli americani con un investimento globale che ha raggiunto i 2,6 miliardi di euro compreso gli 1,2 dell’acquisto dei campioni d’Italia rossoneri. Chi non ha dovuto spendere troppo è stato Platek in Liguria, appena 30 milioni di euro secondo i numeri pubblicati dal Corriere della Sera su elaborazione Calcio e Finanza. Sempre partendo dal basso al secondo posto Pagliuca e l’Atalanta con 118,3 milioni (cifra che potrebbe essere anche più elevata) un investimento questo che sulla carta potrebbe portare molto lontano, quindi Saputo col Bologna (222,7 milioni a fronte di 6 milioni spesi per l’acquisto della società), Commisso e la Fiorentina (472 milioni) e la Roma di Friedkin con 568,2 milioni.
Tutti lontani anni luce dal Milan. Ma se anche in B (Ascoli, Genoa, Parma, Pisa, Spal e Venezie le americane) si compra e pure in C, ecco che il fenomeno del calcio italiano all’interno dei ricchi imprenditori e fondi americani si sta ampliando e chiamarla moda è solo estremamente riduttivo. La conferma, se mai ce n’era bisogno, arriva da Jim Pallotta. Per quasi un decennio padrone della Roma (2011-2020) a un paio di anni dall’addio ai giallorossi, eccolo di nuovo pronto per un nuovo investimento, il Palermo appena promosso in serie B in un faccia a faccia con il colosso arabo proprietario del Manchester City e di tutto quello che ne fa parte ugualmente interessato ai Rosanero. A Pallotta era stato attribuito anche un interesse per la Sampdoria, smentito, ma la società blucerchiata potrebbe ugualmente finire negli Stati Uniti: un fondo americano infatti avrebbe già pronta la proposta d’acquisto. E non è tutto qui…