di Matteo Forciniti

Erano nate come una soluzione di emergenza vista l’impossibilità di incontrarsi eppure, dopo due anni e mezzo, sono ancora qui con noi. Il sistema delle videoconferenze continua ad essere abbastanza diffuso all’interno della comunità italiana in Uruguay con diverse associazioni che continuano a puntare sull’opzione virtuale con la piattaforma Zoom rispetto a quella tradizionale in presenza. La pandemia di Covid 19 ha lasciato grandi cambiamenti in tanti ambiti della nostra vita e il ricorso al virtuale è sicuramente uno degli aspetti più evidenti.

Perché oggi, che tutto è tornato alla normalità e in presenza, si continuano a organizzare le videoconferenze? Quali vantaggi offre questo strumento?

Per rispondere a queste domande abbiamo contattato due tra le più importanti associazioni della comunità italiana. All’inizio, due anni fa, per loro la tecnologia rappresentava l’unico modo di assicurare continuità alle loro iniziative. Oggi, invece, questa esigenza è venuta meno anche se la virtualità è rimasta protagonista essenzialmente per due motivi: superare le avversità climatiche e allargare gli orizzonti di partecipazione.

“A noi è risultata molto utile e continueremo ad usarla” dice Claudia Girardo di Efasce, l’Ente Friulano dell’Uruguay che appare molto ottimista. “Come in tutte le cose ci sono sia aspetti positivi che negativi. I vantaggi però sono notevoli soprattutto per i nostri soci -molti dei quali sono persone di un’età avanzata- che nella stagione invernale con il freddo preferiscono partecipare restando a casa anziché uscire”. C’è poi un altro aspetto che sottolinea la rappresentante friulana e riguarda la possibilità della collaborazione a distanza che ci offre la tecnologia: “Con questa nuova modalità noi siamo riusciti a collaborare con istituzioni italiane e anche con altre associazioni friulane della regione, dell’Argentina e del Brasile, con cui abbiamo realizzato diversi progetti. Avere la possibilità di fare qualcosa con l’estero è un aspetto fondamentale che ci arricchisce tutti e che apprezziamo enormemente, rappresenta un potenziale enorme da sfruttare. In ogni caso io credo che ogni modalità abbia il suo lato positivo quindi l’ideale è combinare i due sistemi in base alle possibilità e alle tematiche”.

La riflessione è pienamente condivisa anche da Maria Teresa Tortorella che cura gli incontri culturali di un mercoledì al mese per l’Associazione Calabrese: “La tecnologia la dobbiamo adottare, dobbiamo essere consci dell’importanza che ha e della facilità che ci offre per poter lavorare”. “I vantaggi sono diversi” sostiene anche lei molto convinta spiegando: “Alle nostre conferenze si sono aggiunte diverse persone dall’estero, dagli Stati Uniti o dall’Argentina. Anche dall’Italia abbiamo avuto un po’ di partecipazione nonostante il fuso orario scomodo che ci penalizza. Ogni incontro viene registrato e poi pubblico sempre tutto sulla mia pagina Facebook in modo che chi è interessato lo può vedere più tardi quando ha tempo e questo è un altro vantaggio importante. Un altro punto a favore è che di inverno per le persone anziane può essere molto più comodo restare a casa e godersi la conferenze anziché uscire con il freddo o la pioggia. In definitiva, io credo che di inverno può rappresentare l’opzione ideale. La comunicazione è sempre molto diretta con l’utilizzo di foto e video oltre allo spazio per le domande e gli interventi nella chat”. “Naturalmente” -puntualizza la professoressa- “l’incontro in presenza è diverso perché il contatto umano, il vederci, è insostituibile ma a volte si può trovare una forma migliore cercando anche di arrivare a più persone”.