di Stefano Ghionni

Chiamatele “giravolte” in salsa grillina. Dai “mai col Pd/ Pdl” (salvo farci due governi assieme) all’uno vale uno (puntualmente sconfessato), fino al fatidico “no” al terzo mandato (autentico nodo del contendere della crisi in atto), la storia dei valzer pentastellati dell’ultimo lustro, è quanto mai ricca. Ora, cosa sia rimasto di quelli che volevano aprire il Parlamento come “una scatola di tonno”, sarà compito delle cronache politiche appurarlo.

Certo, però, se le premesse sono queste, dire che i 5Stelle si siano “costituzionalizzati” a tal punto da diventare uno dei tanti partiti della terza repubblica, non appare poi così distante dal vero. Veniamo agli ultimi fatti. È di questi giorni la notizia della “sanguinosa” scissione in casa 5Stelle, pilotata dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Dopo il duro scontro con l’ala contiana del Movimento e le prese di posizione di Beppe Grillo, schieratosi a difesa dell’Avvocato del Popolo, il titolare della Farnesina, ritrovatosi improvvisamente “solo”, ha pensato bene di sbattere la porta.

Addio Movimento e via alla fondazione di nuovi gruppi alla Camera, denominati “Insieme per il futuro”, forieri, forse, della nascita di un nuovo partito. Con l’ex vicepremier, nonostante i tentativi disperati dei vertici grillini di fermare l’emorragia, se ne sono andati, almeno finora, 51 deputati e 12 senatori ai quali si sono già aggiunti anche due parlamentari europei (Daniela Rondinelli e Chiara Gemma). Insomma: un autentico terremoto con il M5S ritrovatosi, da un giorno all’altro, a non essere più il partito di maggioranza relativa.

Cosa c’è di strano, osserverete voi? Non fece lo stesso Matteo Renzi quando mollò la guida del Pd andando a fondare Italia dei Valori? Certo. Però c’è una differenza. Sostanziale. Proprio contro i “cambiacasacche” aveva tuonato, infatti, scandalizzato, non più tardi di cinque anni fa, il moralizzatore Giggino. Era esattamente il 2017 e Di Maio quell’anno dava lezioni a tutti su Twitter, scrivendo: “Molli il partito? Dimettiti, torna a casa e ti fai rieleggere, combattendo le tue battaglie”.

Il grillino lodava, allora, l’art. 160 della Costituzione del Portogallo: “Perdono il mandato i Deputati che s’iscrivono a un partito diverso da quello per cui erano stati eletti”. Che dire? Oggi il titolare della Farnesina non solo ha abbandonato il partito, non solo non si è dimesso. Peggio: si è messo addirittura all’opera per fondare un nuovo raggruppamento!! Verrebbe voglia di chiedergli: le piace ancora la Magna Carta lusitana o, magari, la voglia di poltrona le ha fatto cambiare idea?