Beppe Grillo (foto depositphotos)

di Franco Manzitti

Cultura a Genova, è guerra. Neppure finite le elezioni, metabolizzato il successo di Marco Bucci e a Genova è esplosa la battaglia della cultura.

È la nuova frontiera del futuro cittadino, tra grandi opere, scoperte di nuovi musei e diatribe per la gestione dei grandi palazzi che devono essere governati da una nuova generazione.

Bucci ha della cultura una sua visione molto particolare, molto amerikana. Vicina più all’educazione civica di un popolo che alle mostre, ai dibattiti, alle elucubrazioni di studiosi, storici, filosofi, matematici e chi più ne ha più ne metta. Così Bucci non ha scelto un nuovo assessore alla cultura nella prossima giunta.

Ha tenuto per sé la delega delicata, incassando la clamorosa sconfitta di Barbara Grosso, assessora uscente, bocciata alle urne delle elezioni comunali. Lo ha fatto per riservarsi una scelta futura? Chissà…certo la partita è importante perchè intanto due dei palazzi principali della città sono nella tempesta.

Due templi della cultura genovese in piena tempesta – Si tratta dei due templi in cui si svolgono la maggior parte degli eventi culturali. Il primo è il Palazzo Ducale, restaurato nel 1992. Fino a qualche anno fa presieduto da uno dei guru della Sinistra, Luca Borzani, storico, assessore del grande sindaco Pericu e presidente della fondazione Cultura, caduto quando Bucci conquistò Genova.

Il suo posto fu preso nientemeno che da Luca Bizzarri, il supercomico, genovese, star tv, figlio del Teatro Stabile, ma oramai icona di tante trasmissioni. Il suo esito presidenziale probabilmente non ha soddisfatto il centro destra, che lo aveva scelto.

Insieme a lui era stata nominata come direttrice del quasi Beaubourg genovese, Serena Bertolucci, brillante funzionaria ministeriale, camoglina, fino ad allora direttrice del Palazzo Reale genovese, un museo statale.

L’accoppiata non ha funzionato come si sperava, anche per colpa del lockdown. Il palazzo ha cessato di essere l’ombelico centrale della cultura genovese. Bizzarri con le sue posizioni estemporanee non era sempre in linea con i partiti del centro destra che lo avevano scelto.

Una voce per Autostrade, anatema per la cultura – Da ultimo la sua decisione di prestare la propria voce a una campagna in favore di Autostrade ha destato dure reazioni dei parenti delle vittime del Ponte Morandi. Anche se oggi la responsabilità di quella infrastruttura non è più in capo a chi è sotto processo per quella terribile tragedia dell’agosto 2018.
Insomma, Bizzarri è sul piede di partenza e la sostituzione, operazione chiave per il rilancio della città culturale, è molto in discussione. Un nome che è stato fatto è quello di Francesco Berti Riboli, supermedico, erede di una grande dinastia sanitaria, azionista di maggioranza della Clinica Privata più importante della città, Villa Montallegro.

E prima di lui aveva destato attenzione il nome di un altro medico, la chirurga estetica, Tiziana Lazzari, già vice presidente del cda al Ducale, notissima e molto impegnata in città, in corsa alle Comunali, ma sconfitta alle urne.

Un medico per curare il Ducale? – Nella difesa istituzionale si replica che, invece, il Palazzo sta funzionando eccome, con l’ultima mostra su Monet. E sul richiamo barocco alla super esposizione in corso a Roma, alle Scuderie del Quirinale. Ma il problema Ducale è lì, bello centrale in un sistema complessivo che continua a scrollare.

L’altra crepa si è aperta con la clamorosa intervista al Giornale dell’Arte, vera Bibbia italiana, dell’ex superdirigente culturale genovese, Paolo Boccardo. È autore di grandi mostre del passato, dirigente dei grandi palazzi di strada Nuova, la strada dei re genovese, il Bianco e il Rosso.

Boccardo, una specie di autorità non solo scientifica ma anche etica della cultura a Genova, quasi un anno fa si era dimesso dal suo ruolo chiave ben prima dei tempi del suo pensionamento per protestare conto il nuovo sistema di gestione della cultura a Genova, affidato ad advisor e più puntata all’apparenza degli eventi e delle manifestazioni che alla sostanza del prodotto culturale di cui Genova non è ricca.

La cultura non ama la troppa fretta – E’ ricchissima ed ha grandi potenzialità. La fretta e la superficialità con la quale stavano restaurando il Palazzo Rosso, mitico monumento che fu residenza della famiglia Brignole Sale, la casa di Maria, Duchessa di Galliera, la nobildonna che ha inventato il sistema museale genovese alla fine dell’Ottocento, donando opere e palazzi e ben altro alla città, aveva indignato Boccardo, celebre per avere lanciato il Ducale negli anni Novanta con le mostre sul “Siglo de los genovese” e con altre iniziative di grande richiamo. Quelle dimissioni clamorose caddero in un silenzio sepolcrale.
Dimissioni a catena – Di fatto il suolo centrale di Boccardo è stato sostituito in modo un po’ provvisorio, innescando anche altre dimissioni e dismissioni di ruoli da parte di dirigenti comunali, disincentivati a tenere un livello degno nella gestione della cultura a Genova, innalzata a un grande livello in passato da personaggi come la “mitica” sopraintendente Caterina Marcenaro e da docenti universitari di grande calibro come Ezia Gavazza, Giovanna Rotondi Terminiello e dai loro eredi, come il professor Lauro Magnani e tanti altri di una fervida scuola.

Che ne è di tutto questo? L’efficientismo bucciano molto più dedicato alle opere pubbliche, ai cantieri, al fare, al progettare, ha lasciato un po’ da parte il fronte culturale.

Salvo impegnarsi in un’altra opera, battezzata il Museo della Repubblica, installato nella leggendaria Loggia dei Mercanti, ombelico genovese nei caruggi, ma subito stoppato nei suoi lavori per la scoperta inopinata nel sottosuolo di una vera base archeologica intoccabile. Così quella che doveva diventare la scommessa culturale numero uno della città, per dare un senso a tutto il percorso scientifico della Repubblica genovese si è fermato a una scoperta che doveva essere arcinota, facendo piovere accuse di superficialità su tutto il sistema.

Due visioni della cultura – In conclusione le operazioni culturali si scontrano a Genova con due visioni contrapposte e anche antitetiche. Il nuovo corso che vuole velocità, realizzazioni spot, red carpet, inaugurazioni una via l’altra, show continui per mostrare il risveglio cittadino anche in questo settore. E chi, invece, non vuole tradire la tradizione, l’esattezza scientifica delle installazioni, dei restauri, delle scelte di opere e ruoli.
Tutto questo avviene in un quadro complessivo di trasformazione della città nel quale la cultura non può che giocare il suo ruolo. Il fantasmagorico progetto di agganciare il porto antico con una ardita funivia alla cerchia dei forti settecenteschi, costruiti a difesa della Repubblica sulle alture di Genova, è anche un’operazione culturale importante.

La muraglia genovese vale quella cinese – Quella è la muraglia più importante al mondo dopo quella cinese, allinea 32 costruzioni che si estendono per chilometri e che potrebbero diventare un’attrazione internazionale di grande portata. Se supportata anche da una ricostruzione storica adeguata. Come i chateaux francesi. Ma chi ci pensa?
Insomma una grande regia culturale sembra sempre più necessaria, mentre la delega è stata messa in frigorifero dal sindaco che deve pur gestire gli equilibri non facili di partiti trionfanti alle elezioni nella sua maggioranza, ma abbastanza litigiosi . Come se i tempi cui si va incontro, tra grandi crisi e recovery found e strappi politici, fossero facili e non certo adatti a “dilettanti allo sbaraglio”.

Beppe Grillo “biodegradatore” del M5s? – Dulcis in fundo in questa partita spettacular- culturale sono proprio i ruoli dei due personaggi “artistici” più in vista della città. Non solo quel Bizzarri pronto a scendere la scalinata del Palazzo Ducale, ma il genovesismo Beppe Grillo, il fondatore del Movimento Cinque Stelle. Oggi allo sbando, che improvvisamente è ricomparso a Genova, ma non nel suo Eden di Sant’Ilario, del quale non ha sceso la scalinata, tra giardini profumati e viste sul mare mozzafiato, ma dall’altra parte della città, nell’anonimo condominio di Genova Pegli, periferia opposta a quella alto borghese del Levante, dove il suo amico del cuore, l’ottantenne dentista – benefattore, Gaggero, lo ha confortato per le sconfitte e gli strappi del Movimento.
E così il comico più celebre di Genova, diventato “Elevato”, “Fondatore” e ora, forse, “biodegradatore” del suo stesso movimento, è andato a consolarsi nel nido delle sue amicizie più profonde, appunto il dentista di buon cuore e gli altri del gruppo che magari non erano anche loro nello studio Gaggero ma lo assistono da tempo con chissà quali indicazioni…..Gino Paoli e Renzo Piano. Tanto per restare in un ambito culturale, architettonico e musicale. Che non guasta ai zeneisi.