DI MATTEO FORCINITI

Una delegazione del patronato Acli ha visitato la sede di Montevideo pochi giorni fa per un breve ma significativo incontro che si inserisce all'interno di un tour sudamericano. Insieme al presidente nazionale Paolo Ricotti la delegazione ha visto la presenza del direttore generale Paolo Ferri e del responsabile dell'ufficio internazionale Matteo Bracciali. "Ci sembrava molto opportuno prolungare un po' questo viaggio in modo da poter passare anche dall'Uruguay" ha spiegato a Gente d'Italia Paolo Ricotti poco prima di ripartire per il Brasile. "Noi siamo presenti in 21 paesi del mondo e ogni anno organizziamo delle visite presso le nostre sedi sia per fare delle verifiche che per pianificare la programmazione dell'anno successivo. A Montevideo ci siamo subito resi conto che il patronato -presente con i servizi tradizionali ma anche con un offerta culturale- è un vero e proprio punto di riferimento per una comunità molto particolare e con una storia interessante. Dell'Uruguay si parla molto poco in Italia eppure qui abbiamo delle radici comuni le cui origini affondano indietro nel tempo e che meritano di essere rinsaldate" ha osservato Ricotti descrivendo poi le attività svolte dal patronato: "Noi forniamo al pubblico un servizio importantissimo di supporto in diversi servizi, sia per quanto riguarda l'aspetto assistenzialistico e previdenziale ma anche per quanto riguarda le pratiche della cittadinanza che sono sempre molto richieste. Il nostro lavoro quotidiano è quello di aiutare le persone a vedere riconosciuti i propri diritti".

Raccontare l'attività dei patronati significa, inevitabilmente, sottolineare anche le anomalie di un sistema che non funziona per gli italiani all'estero: "Noi siamo quelli delle porte aperte ai cittadini. Lo abbiamo sempre fatto anche durante il periodo della pandemia e continueremo a farlo. Spesso la difficoltà delle norme consegna le persone a soggetti senza scrupoli che mettono a rischio la loro sicurezza e fanno incrementare i costi. Il nostro ruolo invece è quello di tutelare queste persone, facilitarli".

All'estero il servizio più richiesto al patronato continua ad essere quello per il riconoscimento della cittadinanza come ha confermato Ricotti. "In realtà noi non possiamo fare molto per risolvere il problema. Quello che facciamo è informazione preliminare istruendo sull'avvio di pratiche spesso molto difficili dato che parliamo di documenti antichi. Per quanto riguarda il resto della pratica cerchiamo di rendere più facile un processo abbastanza difficile".

Alla luce di tutto questo, ha sottolineato il rappresentante di Acli, "c'è la necessità di continuare a rafforzare i rapporti con le autorità consolari" anche perché "attendiamo da più di vent'anni la firma di un convenzione con il Ministero degli Esteri per regolarizzare questa situazione". Secondo Ricotti i segnali sono al momento positivi: "Proprio pochi giorni fa il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha inviato una lettera in cui si auspicava la firma di questo accordo che è assolutamente necessario. Dobbiamo ricordare che le attività che svolgono i patronati sono costantemente controllate da parte del Ministero del Lavoro, noi abbiamo un ruolo ben definito insomma".

Ma perché da vent'anni non si riesce a regolarizzare una situazione che è sotto gli occhi di tutti? "Purtroppo" -ha risposto Ricotti- "la pubblica amministrazione fa fatica a riconoscere il bisogno di un supporto esterno. Poi, dispiace dirlo, bisogna riconoscere il fatto che per la politica gli italiani all'estero non sono una priorità e questo è un vero peccato. Negli ultimi anni, però, abbiamo avuto segnali incoraggianti tanto da parte del precedente come dell'attuale governo che ci fanno ben sperare che questo accordo si possa raggiungere al più presto".

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