L'OSSERVATORIO ITALIANO

di Anonimo Napoletano

 

 

Non ci sono solo agricoltura e florovivaistica. I cambiamenti climatici stanno colpendo duramente il turismo montano, con tutta l'economia che circola attorno ad esso. E se quest'anno è catastrofico, le previsioni per il futuro non sono da meno. Fra soli quattordici anni sciare a Cortina potrebbe essere addirittura impossibile. A impedirlo non sarà solo l’ipotetica assenza di neve, ma anche la presenza di neve bagnata che renderà complicato praticare sci e attività sportive sulle Alpi. A sostenere come cambieranno le Dolomiti nel periodo 2036-2065 è un caso di studio presentato durante il rapporto “Stato dei servizi climatici 2022” dell'Organizzazione meteorologica mondiale” che fa riferimento alle Nazioni Unite".

Ma non è la sola ricerca che va in questo senso. Ci va giù anche peggio l’autorevole “Swiss Federal Institute for Snow and Avalanche Research” di Davos, in Svizzera, che lancia un allarme davvero sconcertante. Tra sessant’anni, i nostri nipoti non potranno nemmeno più giocare a palle di neve o a costruire pupazzi ghiacciati. Per colpa del riscaldamento climatico, dal 2070 sulle Alpi non ci sarà più un briciolo di neve. Il problema non è solo italiano ma riguarda tutta Europa. Un vero e proprio disastro per gli impianti di risalita e per le strutture ricettive, tanto che in Francia c’è chi suggerisce loro di pensare a un’alternativa perché già dal 2050 lo sci potrebbe essere morto e sepolto. 

In realtà il problema è addirittura mondiale. Uno studio curato dall’università statunitense Carnegie Mellon prevede che alla fine del secolo la metà dei ghiacciai di tutto il mondo scomparirà.  Questo nell'ipotesi più ottimistica. Qualora la temperatura media globale dovesse continuare a crescere ai ritmi attuali, infatti, ad essere spacciati sarebbero i due terzi dei ghiacciai. 

Naturalmente non si tratta solo di un'attività ludica che subirà un drastico ridimensionamento. Qui in gioco ci sono montagne di soldi e di posti di lavoro. Il turismo invernale europeo rischia perdite fino a 780 milioni di euro all’anno. I danni più ingenti li pagherebbe l’Austria dove un lavoratore su 14 opera nel settore degli sport sulla neve. In Italia, secondo le stime di Ski Pass panorama, il turismo sciistico in senso stretto (skypass, noleggio attrezzature, lezioni etc) vale oggi 4,58 miliardi (+0,2% rispetto al 2018-19).

In realtà la carenza di freddo, come in questo inverno tiepido, ha effetti negativi a cascata, perché ghiaccio e neve invernali sono una riserva idrica fondamentale che garantisce acqua nei fiumi e nei laghi in primavera ed estate. Se queste riserve non si riempiranno, il primo settore che andrà nuovamente in sofferenza è quello dell’agricoltura. Le coltivazioni, infatti, sono già reduci da un anno in cui secondo Coldiretti è caduto quasi il 50% di pioggia in meno rispetto ai 12 mesi precedenti. E arriveranno alla prossima estate stremati.