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Franco Esposito

Stop ai pirati. Brusco, ma non a sorpresa. Al contrario, atteso, auspicato, invocato. La Cassazione blinda il copyright. "Non si possono pubblicare in rassegna articoli con espressa riserva. Va pagata la licenza". I pirati dell'informazione la prendono in tasca. Fine della pacchia? Molto probabile, con sommo gaudio delle case editrici che pubblicano i giornali. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dei principali editori italiani. Quasi tutti impegnati da anni nella guerra in difesa dei contenuti. 

Siamo forse all'alba di un nuovo giorno. La Cassazione ha messo un punto fermo in un contenzioso diventato antico. Una guerra senza quartiere costata decine di migliaia di euro alle aziende editoriali. In definitiva, le società di rassegna stampa non possono riprodurre, senza pagare, gli articoli giornalistici coperti da copyright. 

In Italia i principali operatori di mediamotoring sono l'Eco della Stampa e Data Stampa. La rivoluzionaria decisione della Cassazione arriva a ventiquattro ore dall'entrata in vigore del regolamento Agcom, in attuazione della direttiva europea sul diritto d'autore che prevede quanto segue: "Il riconoscimento agli editori di pubblicazioni di carattere giornalistico dei diritti esclusivi di riproduzione e comunicazione dei loro prodotti e il pagamento di un equo compenso all'esito di una leale e controllata negoziazione". La decisione riguarda anche imprese di media monitoring e rassegna stampa, non solo i giganti del web. 

Eco della Stampa e Data Stampa rappresentano da sole oltre la metà del mercato italiano dei servizi di rassegna stampa. Inoltre sono i fornitori di servizi a istituzioni pubbliche e ditte private. La Camera dei Deputati, Senato della Repubblica, Unicredit, Eni, Trenitalia, Leonardo. A dispetto dei guadagni giganteschi, hanno sempre negato di "essere obbligate a chiedere il consenso degli editori e a pagare i diritti di autore per l'utilizzazione degli articoli a riproduzione riservata". 

Tenuto doverosamente conto della portata del fenomeno, una regolamentazione era diventata indispensabile. Notevoli i danni provocati alle case editrici. Dati da mettere in fila per quantificare il contenzioso risolto dalla Suprema Corte su ricorso de Il Messaggero, il Gazzettino, Il Mattino, Leggo, Gruppo Gedi, Mondadori, Il Giornale di Sicilia, Il Corriere Adriatico, Editoriale Poligrafica e Poligrafici Editoriale. 

In Italia, Eco della Stampa e Data Stampa sono gli unici operatori ad aver sempre rifiutato di "chiedere una licenza per la riproduzione degli articoli". In base a quale principio? Loro hanno invocato questo, unico e solo: la nostra attività non comporta comunicazione al pubblico di contenuti protetti". Visto che – argomentano Eco della Stampa e Data Stampa – "le rassegne sono destinate a un limitato numero di clienti e la nostra attività è tutelata dal diritto all'informazione". 

La questione è senza dubbio sottile, al limite di quella classica di lana caprina. La situazione ha avuto un brusco cambiamento dopo l'approvazione da parte dell'Unione Europea della direttiva del 2019 "sul copyright e sui diritti connessi nel mercato unico digitale". Il tutto prevede il pagamento in favore degli editori di un compenso per l'utilizzo digitale degli articoli di loro proprietà. 

Ma non è bastato, non è stato sufficienti, a confenre gli appetiti dei pirati dell'informazione. Hanno continuato a fare i loro comodi, non sono arretrati, non si sono fermati. Non ha perso vigore la loro azione di pirateria quotidiana. Malgrado la volontà evidente dell'Italia di procedere all'attuazione della direttiva richiamata dalla Suprema Corte nel 2021. 

Il decreto legislativo numero 177 prevede per l'utilizzo online di pubblicazioni di carattere giornalistico "il  riconoscimento di un equo compenso soggetto alla regolamentazione da partre dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, e un'equa negoziazione tra i prestatori di servizi delle società dell'informazione". Proprio tutte? Comprese le imprese di media monitoring e rassegne stampa. 

Discussioni forti, polemiche accese, scambio di accuse, e la volontà palese, non espressa, da parte dei cosiddetti pirati di giocare a rimpiattino. La Prima sezione civile della Cassazione si è pronunciata sul contenzioso che riguarda "le cause iniziate molto prima che venisse emanata la Direttiva Europea". 

La decisione, in realtà, è stata assunta tenendo conto della normativa anteriore. Adesso la domanda è: quale sarà la reazione dei pirati obbligati a fermarsi dalla blindatura della Cassazione? 

Fine della puntata. Alla prossima: le novità non mancheranno, vedrete. 

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