di ROBERTO ZANNI

"La linea editoriale di Gente d'Italia non fornisce informazione adeguata per la collettività. In molti casi disinforma od informa parzialmente o minimamente". Inizia con queste parole il 'parere negativo' del Comites, datato 17 febbraio 2022, al fine di bloccare i contributi per l'editoria che spettavano, inviato al Capo della Cancelleria Consolare di Montevideo Dott.ssa Alessandra Crugnola, a firma dell'arch. Aldo Lamorte.

"Gente d'Italia è una ricchezza per questo Paese, per l'Uruguay uno stato formato per il 50% circa da una popolazione di origini italiane.... Sono contrariato che qualcuno non gradisca questo tipo di informazione poco reverenziale, preferendo qualche foglietto elogiativo. Non capisco". Davvero? La sorpresa è dovuta perchè queste ultime righe fanno parte di un articolo scritto e pubblicato nel 2013 a firma ancora di Aldo Lamorte. Sempre lui, nessun refuso, errore o copia e incolla sbagliato. È la stessa persona, o forse no: uno? Nessuno? Purtroppo centomila facce di Aldo Lamorte, da quella che elogia, difende a spada tratta 'Gente d'Italia' a quella che acquista spazi pubblicitari e che non paga il dovuto al medesimo periodico, poi quella che architetta intrighi immobiliari, scrive menzogne in combutta con l'ambasciatore pro-tempore Giovanni Battista Iannuzzi con l'obiettivo (ma lo ribadiamo fino alla fine, non ci riusciranno) di far chiudere la testata, per arrivare poi al manipolatore di voti, il mago Houdini delle schede che oggi appaiono in un video, ma appartengono a un altro elettore. Tutto comunque finito nelle grandi aule della Giustizia italiana, tanto per ricordarlo, e per non far dimenticare che, per ogni cosa, sta per arrivare anche la parola della magistratura. Per il signor Lamorte non vogliamo ricorrere a 'La metamorfosi' di Franz Kafka, troppo elevato il racconto del celeberrimo scrittore boemo per scendere ai suoi livelli, del Comites di Montevideo, dell'ambasciatore pro-tempore Iannuzzi, dei pareri negativi falsi, ma se mai qualcuno avrà voglia e tempo di ricordare solo qualche pagina, o andarsela a rileggere magari qualche connessione la troverà...
"Di uruguaiano non c'è praticamente nessuno - ci ricordava ancora Lamorte nel suo prezioso articolo del 2013 - siamo tutti binazionali e tra di noi ci sono tanti italiani e italo-uruguaiani che sono fieri di contare, io in primis, con un quotidiano di qualità stampato in Uruguay. Uno sforzo personale del direttore di Gente d'Italia Domenico Porpiglia". Bellissime parole, ma non è tutto perchè leggendo quell'articolo si trovano incredibili affinità con quello che è successo in quest'ultimo anno e mezzo. Perchè l'operato menzognero degli amici di merenda Lamorte-Iannuzzi, dieci anni fa era stato completamente rigettato proprio dallo stesso architetto-onorevole supplente-presidente-consigliere e altro ancora (c'è anche la carica di segretario della Commissione Informazione e Comunicazione del CGIE!) quasi un veggente al contrario. Leggiamo... "E non voglio capire nè trovarmi di fronte - riportiamo le sue esatte parole - alla situazione in cui La Gente d'Italia decida di chiudere perchè esasperata da gente che di positivo non fa nulla". Ma l'escalation lamortiana non si ferma qui, per certi versi il bello deve ancora arrivare, eccolo: "E non posso proprio concepire che sia un Comites assente, che nemmeno convoca i rappresentanti delle associazioni o i referenti politici alle riunioni. Un Comites che pretende di rappresentare senza chiamare a raccolta i rappresentati. Le responsabilità del Comites sono gravi, questo circolo di illuminati deve smettere di fare i propri interessi senza tenere in considerazione quelli degli altri". Incredibile: in un articolo del 2013 Lamorte racconta, anticipa quello che poi avrebbe compiuto una decina di anni dopo, con le stesse colpe, anzi ben peggiori. "E ha bisogno di questo giornale - continuava all'epoca parlando ancora di Comites  e Gente - che ha aperto le sue pagine a tutti, nessuno escluso. Che ha fatto solo bene alla libertà di espressione". Sì parla proprio di 'freedom' quando poi nel famigerato parere negativo si sottolineava invece "una forma di fare giornalismo che danneggia fortemente l'immagine della collettività italiana e dei suoi integranti". Ma come? Non era 'Gente d'Italia necessaria agli italiani e italo-uruguaiani del Paese? "Il Comites deve aver mal interpretato il lavoro di questo eccellente quotidiano - continuava così - che non solo conta con la partecipazione di professionisti da elogiare, ma anche con una gestione senza pecche e una responsabilità imprenditoriale notoria... è un mezzo di comunicazione autorevole".  E alla fine di questo racconto ecco il 'chiusino' dell'architetto mille incarichi, da incorniciare e leggerlo tutto d'un fiato: "Speriamo che non lasci l'Uruguay - si riferiva naturalmente al nostro quotidiano - perchè la perdita sarebbe grave, mentre di guadagni non ce ne sarebbe alcuno, tranne che la soddisfazione di pochi ottusi, con la vista oscurata da interessi personalistici e perversi". Già, tutto vero Lamorte, questa volta ha tutte le ragioni: detto dieci anni fa, applicabile benissimo oggi. Si parte da lontano e si arriva alla cancelleria consolare passando per i suoi interessi personali, quelli di Iannuzzi, del Maie e del suo boss Ricardo Merlo.