Foto dal profilo Twitter del Partito Democratico

All’orizzonte i pascoli celesti di una vita da Mulino Bianco: weekend lunghi,  passioni, figli, amori e amorazzi, passeggiate nei boschi, pomeriggio all’Ikea, apericena a tutto relax. Come si fa a bocciare l’utopia di Elly? Piano. Certo, sarebbe bello. Ma non tutto fila liscio. Vediamo.

1) SETTIMANA BREVE, IMPOSSIBILE PER TUTTI
Può funzionare per le grandi aziende, per lo Stato. Non per gli autonomi . Non per gli artigiani e commercianti. Non  per tutte “quelle professioni che non hanno orario “, come le chiama l’editorialista Vittorio Macioce, fondatore del “Festival delle storie nella valle di Comino”. Ad esempio i chirurghi, gli chef, i tecnici specializzati e molti altri.

2)  CHI COLMA IL GIORNO IN MENO?
Le aziende non stanno ferme. Non possono.  Ma mica sostituiscono i fruitori della (eventuale) settimana corta con dei supplenti o dei precari a cottimo. Cara Elly,  se pensi che le cose vadano in questo modo, per favore scendi al più presto dal pero. “Lavorare meno per lavorare tutti” è indubbiamente un bel slogan, efficace. Suona anche bene. Ma non è detto che funzioni. Le aziende andranno a cercare produttività altrove, magari fuori dall’umano. Il quinto giorno sarà occupato dalle macchine. La vera rivoluzione sociale si legge in quel vuoto. E sono dolori. Quel vuoto ha già un nome. Si chiama “la fregatura del tempo libero”. E quel vuoto sarà  colmato dalla intelligenza artificiale.

3) LA VISIONE PAUPERISTICA DELLO SLOGAN
Come è stato detto la settimana corta, il lavorare meno e lavorare tutti “è una idea che nasce da una visione pauperistica della economia in cui dobbiamo amministrare il poco,la scarsità. Non è  così. Più lavoriamo tutti, più c’è lavoro per tutti gli altri”. I pauperisti sono movimenti di nove secoli fa. Erano alimentati da umiliati,mendicanti, beghine. Finirono tutti condannati come eretici. Una prospettiva poco incoraggiante. Meglio: un disastro.

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