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ROMA – È stata costretta a fare un test di gravidanza sul luogo di lavoro ed è stata licenziata un mese dopo perché incinta. Una storia amara quanto mai vera successa ad una ragazza di 20 anni in provincia di Nuoro, in Sardegna, che non solo ha subìto una grave violazione dei diritti e della privacy, ma ha anche perso il lavoro. Dopo aver denunciato il caso alla Cgil ha raccontato la sua storia a Repubblica.

La 20enne lavorava per una piccola ditta che ha in appalto i servizi di pulizia in un’azienda nell’area industriale del nuorese. È dopo il contratto Multiservizi a tempo indeterminato che iniziano i guai: “A metà dicembre non sono stata tanto bene per qualche giorno, la datrice di lavoro mi ha portato un test di gravidanza e davanti a due colleghi maschi che conoscevo a malapena mi ha chiesto di farlo subito, lì nel bagno dell’ufficio– denuncia la ragazza- Mi ha detto: ‘Se non lo fai ti licenzio’. Non volevo perdere il lavoro, ne ho bisogno, e non conoscevo nemmeno i miei diritti, non sapevo che potevo rifiutare senza conseguenze. Sono entrata in bagno e sono uscita con il risultato negativo del test”. Poi “a metà gennaio avevo nausee continue- spiega- sono andata dalla ginecologa della Asl, mi ha fatto ripetere il test e l’ecografia e ho scoperto di aspettare un bambino. Alla dottoressa ho spiegato la mia situazione lavorativa e mi ha fatto un certificato per l’astensione anticipata dal lavoro per gravidanza a rischio“.

Dopo la comunicazione della gravidanza a rischio l’azienda non la contatta e non le arriva neanche lo stipendio e scopre, tramite il sindacato, di essere stata licenziata ‘per giusta causa’. O almeno è quello che c’è scritto nella comunicazione Unilav sull’interruzione del rapporto di lavoro che la ditta ha inviato via WhatsApp. E quale sarebbe la ‘giusta causa’? “Secondo loro avrei nascosto la gravidanza e incinta non avrei potuto svolgere la mansione per la quale mi hanno assunto. La Filcams Cgil ha denunciato il mio caso all’Ispettorato del lavoro di Nuoro, alla Asl locale e all’Inps. Spero che la situazione si risolva, perché non è giusto. Ora intanto la cosa più importante è che il bambino stia bene“, conclude la ragazza.

M5S: “ANNO ZERO DIRITTI E PARITÀ GENERE”

“Sul rispetto dei diritti e della parità di genere tra donne e uomini in ambito lavorativo purtroppo siamo ancora all’anno zero. Ci chiediamo quale sia la ‘giusta causa’ che ha portato al licenziamento. Ma soprattutto ci chiediamo come sia possibile che ancora oggi una gravidanza continui a essere un problema, un ostacolo alla carriera e un motivo per discriminare le lavoratrici. Chiediamo che sul fatto sia fatta piena chiarezza nelle sedi competenti perché simili episodi sono inaccettabili.” Lo scrivono in una nota gli esponenti del Movimento 5 Stelle nel Comitato Politiche di Genere Alessandra Maiorino, Stefania Ascari, Anna Bilotti, Luca Trapanese e Mario Furore.