Da stadio più grande d’America latina ad ospedale da campo per combattere l’epidemia di coronavirus. E’ la parabola del Pacaembu, che ha festeggiato 80 anni: lo stadio venne infatti inaugurato il 27 aprile del 1940 a San Paolo con una capacità di 70 mila spettatori, che all’epoca gli valse il record di stadio più capiente del subcontinente, e che ora è stato trasformato in struttura d’emergenza nella lotta alla pandemia del secolo. Inaugurato due anni prima dell’entrata del Brasile nella Seconda guerra mondiale, il Pacaembu divenne subito una delle maggiori opere monumentali dell’epoca, un simbolo della modernizzazione del Paese dove il calcio e’ quasi una religione.

Dopo decenni trascorsi ospitando le maggiori squadre brasiliane, lo stadio è stato riconvertito in tutta fretta per ospitare un ospedale da campo capace di accogliere circa 200 pazienti di Covid-19 e allentare così la pressione sugli ospedali cittadini. Il Pacaembu perse il record dopo circa un ventennio, quando venne costruito il più moderno stadio di Morumbi. Ma è rimasto uno dei simboli della città, mantenendo con i paulistani un legame d’amore anche per vicende extracalcistiche. Come quella di Silvio Moredo, mascotte della Portuguesa, che alla fine di una vittoriosa partita contro il Santos di Pelé, corse a chiedere la maglia al più forte calciatore del mondo.

Pelé lo ignorò ma intervenne il portiere della Portuguesa, Miguel, che si fece consegnare da O Rei la prestigiosa maglia e corse a portarla al ragazzino, che si stava già avviando sconsolato verso casa con la sorella. Miguel consegno’ la ’10’ di Pelé al piccolo Silvio e due anni dopo sposò la sorella.