Caro direttore,

questa é una riflessione personale che peró, sono certo, rispecchia il pensiero di molti connazionali relativo alle ragioni del fallimento in atto delle votazioni sul prossimo Comites.  

Solo 4691 iscritti su una popolazione di circa 125mila cittadini. Le imminenti elezioni per il rinnovo del Comites in Uruguay partono da questo primo dato anche se bisognerà poi vedere quanti effettivamente voteranno e come andrà la restituzione dei plichi che potrebbe far abbassare ulteriormente la cifra come è successo in passato con i tanti problemi registrati.

C’è già una certezza però su questo risultato che può essere considerato osceno e vergognoso che a livello mondiale segna un misero 3,76%. È l’umiliazione della democrazia e della rappresentanza, il trionfo dell’oligarchia dei pochi. Quello che era ampiamente prevedibile si sta realizzando alla perfezione: è il fallimento di un organismo che in teoria dovrebbe difendere i diritti degli italiani residenti nel paese e invece viene completamente svuotato di ogni legittimità, viene lasciato morire di fronte ai numeri di una partecipazione impietosa che dovrebbe far riflettere tutti. In questa occasione in Uruguay si è riusciti a fare addirittura peggio dell’ultima volta, nel 2015, quando gli elettori iscritti furono appena 7mila (ma i votanti la metà) su una popolazione di 80mila. 

Ma come si è potuto arrivare a questa Waterloo dei Comites? Chi sono i responsabili di questo disastro?

Il primo indiziato è inevitabilmente il Ministero degli Esteri guidato dall’ex leader di un movimento che faceva della democrazia diretta il suo cavallo di battaglia. Una volta entrato nella stanza dei bottoni, Luigi Di Maio ha dimostrato di essere esattamente uguale agli altri per quanto riguarda l’interesse verso gli italiani nel mondo pari a zero. Gli organi di base di rappresentanza, quelli che dovrebbero essere più vicini alle esigenze delle persone, in queste condizioni non hanno ormai più significato anche perché sono rimasti molto indietro nel tempo. Rientra in questa logica il rovinoso diktat della Farnesina che ha imposto ancora una volta con la scusa del risparmio l’assurda regola dell’opzione inversa per la quale bisognava iscriversi per votare. 

Per via della sua cultura civica e la sua tradizionale alta partecipazione con il voto obbligatorio, l’Uruguay rappresenta un caso molto particolare: qui -forse più che altrove- questa modalità di voto è del tutto inconcepibile, per la gente è davvero difficile da comprendere.

In linea con quanto deciso dai propri superiori anche l’Ambasciata di Montevideo ha collaborato alla grande al disastro. Dov’è stata la “grande campagna di informazione” promessa dalle autorità diplomatiche? A parte le pagine e pagine ( GRATUITE COME SEMPRE) pubblicate da Gente d’Italia  ( a proposito dove sono finiti i famosi 9 milioni di euro stanziati dal governo per le pubblicitá diffusionali?????)  qualche mail e qualche messaggio sui social riciclato da Roma, in Uruguay non si è vista alcuna diffusione. Niente di niente, il silenzio più assoluto. Segno che dalla Farnesina non sono state inviate somme per pubblicitá istituzionali relative alle elezioni dei Comites….. Allora, se i cittadini devono iscriversi per votare  questi dovrebbero essere messi in condizione di poterlo fare con una campagna di diffusione massiccia e variegata che tocchi davvero tutti i canali informativi tanto su internet come sui media tradizionali. Ma qui, niente di niente, a parte ripeto i messaggi del nostro giornale, GRATIS…….

Negli ultimi tempi le priorità decise dalle autorità italiane nel paese sono state altre come dimostra la costruzione della nuova sede della cancelleria consolare fortemente sponsorizzata e strumentalizzata dall’ex sottosegretario Ricardo Merlo e dal suo partito. Un’opera faraonica dal costo iniziale di oltre un milione e mezzo di dollari (cifra che ovviamente lieviterà nel tempo, alla faccia del risparmio) che per come è stata progettata non risolverà di certo il cronico problema dei servizi consolari.

Le istituzioni italiane sono state i primi colpevoli di questa rovinosa sconfitta ma non sono stati di certo gli unici. Anche gli stessi rappresentanti della comunità, i diretti interessati, hanno le loro quote di responsabilità ed è doveroso sottolinearlo in un momento come questo.

Quella del Comites uscente è stata un’esperienza totalmente inefficiente segnata dalle continue divisioni tra le fazioni in lotta sulle macerie. Nell’ultimo periodo ha prevalso solo la divisione a tre tra i gruppi di Aldo Lamorte, Filomena Narducci e Renato Palermo. Anziché pensare all’interesse comune, ognuno ha cercato di curare solo il suo orticello per salvaguardare quel poco di potere che è rimasto perché la logica di partito vale più di tutto il resto. Proprio la politica, d’altronde, è l’altra grande responsabile della rovina dei Comites e lo si può capire molto bene in Uruguay dove i partiti hanno una presenza fortissima, talvolta asfissiante. Almeno a giudicare dalle liste presentate in queste elezioni, la divisione delle tre fazioni verrà replicata anche in futuro.

Cosa verrà ricordato di quest’ultima gestione? L’unica iniziativa degna di questo nome è stata la Giornata degli Italiani del 2016, poi nient’altro. La ricerca sulla nuova emigrazione finanziata con 5mila euro è clamorosamente fallita proprio a causa delle divisioni interne, una figuraccia per tutti.

Questo Comites, inoltre, ha avuto una vita difficile anche a causa del boicottaggio interno attuato da un gruppo di consiglieri della lista Lamorte durante due anni e che proprio per questo sono stati espulsi dal loro incarico. Due di quei consiglieri espulsi (Eduardo Supparo e Mario Coppetti) si ripresentano oggi agli elettori come se niente fosse. Assurdo!!!!!!

La difesa più facile dell’inattività dell’organismo è quella di dare la colpa alla pandemia che è diventata ormai la solita scusa sempre buona da utilizzare per giustificare qualsiasi cosa. Proprio in un momento di difficoltà come questo con la crisi economica ci si sarebbe aspettato un intervento più deciso a favore delle fasce più deboli anziché restare languenti. A dire il vero, il deterioramento del Comites in Uruguay si è iniziato molto prima dell’avvento del coronavirus che ha solo dato il colpo finale a un organismo già totalmente consumato e a una collettività assente.

Matteo Forciniti