Giuseppe Conte (foto: depositphotos)

Le piroette del Conte Zelig sono come le ciliegie, una tira l’altra. Ha cominciato presto. E non molla. Ci ha preso gusto. L’ultima è ancora calda, come il pane appena sfornato.

Macron? Zitto in campagna elettorale, ciarliero dopo. E giù bordate sulla “destra di ispirazione xenofoba”. Senza rossori. La giravolta non è rimasta sola. E allora è andato in scena il Conte che non ti aspetti, il Conte pacifista cinico che non vuole dare le armi alla resistenza Ucraina ma teme di perdere i voti Pd alle urne.

E visto che siamo in tempo di guerra estrae dal cilindro la “linea del Piave” per dire no “a una escalation militare che potrebbe assumere proporzioni sempre più vaste e incontrollabili”. È un Conte ballerino, ha la necessità di non rompere con il Pd. A giugno ci sono le Amministrative in molti comuni importanti tra cui capoluoghi come Genova, Palermo, Catanzaro e il M5S si presenta a rimorchio del partito guidato dall’atlantista Enrico Letta. Senza i dem i grillini rischiano di non eleggere consiglieri comunali. Ma se insiste può mettere a rischio l’alleanza. Occhio Giuseppi, mezzo Pd è già pronto.

Poche storie: gli piacciono le giravolte. Gli servono per tirare campare, per camuffare il suo anti-europeismo in un Europeismo ideale. Al tempo del Conte 1 emergeva una linea (emblematico il caso Diciotti); con il Conte 2 sinistreggiava. Oggi fa l’antiamericano e ieri era filo Trump. Memorabile la conferenza stampa del tandem (luglio 2018), quella in cui il vecchio Trumpone lo chiamò Giuseppi. Trump leggeva, sul suo leggio luminoso apparivano le parole di circostanza preparate dallo staff. Lui, Trump, lesse da americano. Per loro la e si legge i. Segno che Trump il suo nome manco lo ricordava. Anzi, rivedendo il video di quel giorno si nota che Trump si impuntò una frazione di secondo prima di leggere Giuseppi e poi ancora si impuntò prima di leggere il cognome, storpiandolo in Cante.

L’ufficio stampa della Casa Bianca trasferì l’audio in un tweet che fece il giro del mondo con Giuseppi invece che Giuseppe.

Ma lui Conte se ne gloriò volando nei pascoli celesti. Poi è venuto il turno della Merkel sfruculiata in un bar di Davos e giù a raccontare la “sofferenza dei Cinquestelle“, il rinculo della Lega ma anche la sua importanza e la sua amicizia con la Germania. Tutto già messo da parte.

C’era da aspettarselo, dato i tempi. Sovranista alleato della Lega, poi europeista alleato del Pd. Poi atlantista ma anche filo Mosca e amico della Cina affarista. Ora, oplà, pacifista NATO-scettico, né con Putin né con l’Ucraina. Giuseppi si…riposiziona. Un saltello e via. Non si dà pace.