Mentre la magistratura sferra un durissimo colpo alla ‘ndrangheta che aveva infiltrato l’economia della Capitale, ed è ormai considerata l’organizzazione criminale più pericolosa in Italia, ecco che al vertice della Direzione nazionale antimafia c’è un importante avvicendamento. Il consiglio superiore della magistratura ha eletto, al primo scrutinio, a capo della struttura investigativa nazionale il capo della Procura di Napoli, Giovanni Melillo. Lo ha nominato il plenum del Csm con 13 voti. Ha prevalso rispetto agli altri due candidati proposti dalla commissione: il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, che ha avuto 7 voti, e l’aggiunto della Dna Giovanni Russo, che ne ha ottenuti 5.

La nomina, dunque, è avvenuta alla prima votazione e non è stato necessario il ballottaggio, come si ipotizzava alla vigilia, tra Melillo e Gratteri. A favore di Melillo hanno votato i 5 togati di Area e i 3 di Unicost, i vertici della Corte di Cassazione, il primo presidente Pietro Curzio e il procuratore generale Giovanni Salvi, i laici Alberto Benedetti e Filippo Donati, M5S, e Michele Cerabona, Forza Italia. In magistratura dal 1985, Melillo è stato prima pretore a Barra, poi a Napoli, dove dal 1991 è stato sostituto procuratore.

Dopo un periodo fuori ruolo a partire dal 1999 come magistrato addetto al Segretariato generale della Presidenza della Repubblica, dal 2001 al 2009 è stato sostituito alla Direzione nazionale antimafia. Nel 2009 è tornato a Napoli con le funzioni di procuratore aggiunto. Dal 2014 è stato capo di gabinetto al ministero della Giustizia, con il guardasigilli Andrea Orlando. Dal 2017 è stato alla guida della procura di Napoli.

La sua nomina non è stata priva di strascichi polemici. Sia perché chi gli preferiva Gratteri lamenta che è stato così penalizzato il massimo esperto di lotta alla ‘ndrangheta. Sia perché Melillo è il terzo procuratore nazionale antimafia consecutivo che viene da Napoli dopo Franco Roberti e Federico Cafiero de Raho. E questa “predominanza” dei procuratori napoletani fa un po’ storcere il naso a chi ritiene che al vertice della Dna dovrebbe esserci una sorta di “turnazione” a carattere regionale.

La nomina di Melillo al vertice della Dna lascia ora scoperta appunto la poltrona di capo della Procura di Napoli. E già si parla di una possibile candidatura proprio di Nicola Gratteri. Del resto, proprio pochi giorni dopo la sua mancata elezione a capo della Dna, è trapelata una informativa dei servizi segreti secondo cui le cosche di ‘ndrangheta stanno progettando un attentato a colpi di tritolo contro il Procuratore di Catanzaro.

L’attentato si sarebbe dovuto consumare lungo il tragitto che collega l’abitazione e l’ufficio. La sua scorta stata rinforzata con l’aggiunta di altre tre autovetture blindate una delle quali è fornita di “bomb jammer” per inibire le frequenze gsm e tutte le altre utilizzate per le trasmissioni radio e cellulari. Sono stati messi sotto scorta anche la moglie e i figli che studiano fuori dalla Calabria.