di ROBERTO ZANNI
A volte il pianeta Marte può essere anche vicino, al punto tale da passarci un mese e mezzo. D’accordo tutto simulato, ma sembrerà vero per l’equipaggio composto da quattro astronauti che il 27 maggio entreranno all’interno di HERA, Human Exploration Research Analog al Johnson Space Center della NASA di Houston nel Texas. La missione vedrà all’opera Alejando Diaz, ingegnere aerospaziale americano-peruviano di Chino Hills, California, Brad Hensley, di Longmont nel Colorado, ingegnere che lavora nell’industria aerospaziale, Jennifer Milczarski, di Detroit, Michigan,  infermiera laureata che gestisce anche due proprie aziende e Roberto Carlini, nato a Napoli, 33 anni il 28 maggio, ingegnere di robotica all’Ames Research Center della NASA nella Silicon Valley in California. In poche parole anche l’Italia andrà virtualmente su Marte, consentendo ai ricercatori di ottenere tutte quelle nozioni necessarie per preparare il vero viaggio, quando arriverà il momento. Infatti questa missione servirà a capire come i membri dell’equipaggio si adatteranno all’isolamento di un mese e mezzo, al confinamento e alle condizioni assolutamente remote. Per rendere possibile tutti questi studi i quattro astronauti svolgeranno attività scientifiche, ma anche di manutenzione all’interno di HERA, sperimentando su stessi gli effetti di crescenti ritardi nelle comunicazioni con il loro supporto ‘a terra’. Una vasta serie di attività che alla fine, messe assieme, forniranno un esempio pratico di come l’essere umano, diventato astronauta, possa, in condizioni estreme, divenire autonomo, lavorando come team e comunicando, il più delle volte solo tra loro, al fine di poter portare a termine felicemente la missione. Che questa volta è simulata, ma chissà tra non molto, grazie anche a questi studi, potrà diventare autenticamente vera. Si tratta della terza volta che la NASA manda, simulando, un equipaggio su Marte: la missione più recente si è conclusa il 14 marzo, quella precedente il 15 novembre dell’anno scorso. Un’altra, che terminerà il prossimo settembre, è attesa più avanti. E Roberto Carlino sarà anche l’unico straniero dell’equipaggio, anche se l’America la conosce bene dal momento che sono sette anni che lavora per la NASA. Attualmente l’ingegnere napoletano è impegnato su due progetti, Astrobee e Advanced Composite Solar Sail System Cubesat, ma in precedenza è stato impegnato con il Transiting Exoplanet Survey Satellite, missione successiva al telescopio spaziale Kepler, che ricercava pianeti abitabili attorno alle stelle vicine. Laureato in ingegneria aerospaziale all’Università Federico II di Napoli  ha poi ottenuto un master alla Delft University Technology in Olanda e un altro ancora (sistemi spaziali e piattaforme orbitali) a La Sapienza di Roma, un curriculum straordinario, ma non abbastanza per il settore aerospaziale italiano, che non l’ha voluto, al contrario degli americani . Ma non c’è solo lo spazio nella sua vita, infatti, come ha ricordato proprio la website della NASA, Roberto oltre ad amare il volo aereo (non potevano esserci dubbi), paracadutismo, sub ed escursionismo ha una passione molto italiana: gli piace cucinare in particolare proprio la pizza napoletana. Magari ne farà una speciale su Marte…