La storia è come l’amore: fa giri immensi e poi ritorna. Il nostro giro è durato trentasei anni: tanti ne sono trascorsi dalla celebre battuta di Beppe Grillo sui socialisti nel 1986 – era ospite di Fantastico7, padrone di casa Pippo Baudo. Eravamo all’alba della metamorfosi da comico in capopopolo e, in occasione di una visita in Cina di Bettino Craxi, Grillo si immaginò una conversazione dell’allora presidente del Consiglio con Claudio Martelli: “Se qui son tutti socialisti, a chi rubano?”. Non faceva neanche così ridere, ma Grillo finì in castigo e restò qualche tempo lontano dalla Rai, dove rientrò due anni dopo al festival di Sanremo. Da lì in poi, nella visione cupa e ringhiosa di Grillo, Craxi sarebbe diventato il simbolo del regime corrotto e tirannico contro il quale avrebbe guidato gli ultimi alla conquista rivoluzionaria e redentrice della scatoletta di tonno.

Fin qui è la storia (e l’amore) in pillole. La cronaca racconta di Vito Petrocelli dentro la scatoletta di tonno, issato alla guida della commissione Esteri del Senato dai grillini perché molto fedele alla linea, filorussa e filocinese. Poi scoppia la guerra e i grillini un po’ cambiano idea, un po’ no, un giorno un po’ più di qui e l’altro un po’ più di là, e a pagare è quello che l’idea non l’ha cambiata: Vito Petrocelli, appunto, a cui viene sottratta la prestigiosa poltrona.

Sono i giorni in cui il leader postgrillino, Giuseppe Conte, stringe un accordo con l’ormai distante e silente Beppe Grillo per accedere, in cambio di 300mila euro annui, al sito del fondatore, e da lì diffondere roba (non troviamo un termine più preciso) del Movimento. A quel punto, Grillo esce dall’eremitaggio ideologico e infila un lungo post di un ex ambasciatore italiano molto comprensivo con Vladimir Putin e molto ostile agli Stati Uniti e alla Nato. E cioè, appena e faticosamente ristabilito il filo col Garante, il Garante dice le cose per cui Petrocelli è stato fatto fuori. Bizzarro, no?

Ma non è finita. Nel frattempo si tratta di trovare un sostituito del suddetto Petrocelli. E chi viene eletto alla presidenza della commissione Esteri? Stefania Craxi, figlia di Bettino e irriducibile custode della buona memoria del padre.

Se non fosse tutto vero, sarebbe del tutto inverosimile. Ma rimane una domanda da girare al nostro amato Enrico Letta: è davvero sicuro, ma sicuro sicuro, di mantenere l’alleanza con questo simpatico caravanserraglio di ciuchi?