di GABRIELLA CERAMI

 

È un giretto in alcune città italiane più che un tour, o meglio è un “non tour”, come lo definiscono, senza farsi troppe illusioni, nel Movimento. Non ha uno slogan, nessuna coreografia, nessun effetto speciale, nessun camper, insomma quasi a costo zero, e non ci sarà neanche la sorpresa finale di Beppe Grillo. Giuseppe Conte la sua parte la fa, ha iniziato in solitaria, senza big di spicco, il suo giro a tappe per l’Italia, lì dove M5s ha presentato la lista o in rarissimi casi il candidato sindaco. Ma lo fa in sordina con la consapevolezza che è una partita, quelle delle Comunali del 12 giugno, tutta a perdere. “Le amministrative non ci hanno mai premiato, ma questa volta sarà una debacle totale”, ragionano così, sfiduciati, i parlamentari pentastellati. Il presidente M5s prova comunque a limitare i danni, a sfuggire all’accusa di non averci messo la faccia e mettendocela vuole lanciare questo segnale sia all’interno del Movimento sia all’esterno: “M5s sono io”. Quelle basse percentuali che tutti si aspettano nelle elezioni cittadine, per Conte rappresentano la base, sia pure ristretta, su cui fondare la sua leadership, sperando che questa sia solo una fase di transizione e di ristrutturazione, soprattutto a livello territoriale in attesa che parta la tanto annunciata rete con referenti regionali e provinciali.

Il suo percorso a tappe è iniziato da Riccione, località di mare dove ha rivendicato l’accordo sui balneari “trovato grazie ai 5Stelle che si sono battuti”. Qui i grillini si presentato con la loro lista a sostegno della candidata di centrosinistra. Il mood è questo un po’ ovunque: lista pentastella e candidato sindaco del Pd. Su 978 Comuni che vanno al voto, i grillini corrono in 65 con la propria lista, di cui solo 18 sono capoluoghi. E i candidati sindaco targati M5s sono dodici in tutto e spesso non di coalizione. “12 su 978 Comuni al voto, stiamo parlando dell’1%”, commenta un deputato di fede dimaiana. Numeri ridotti a lumicino che la dicono lunga sulla crisi di consensi che i pentastelli stanno attraversando e che neanche l’ex premier è riuscito a sanare da quando, ad agosto scorso, è stato eletto presidente del Movimento.

Dopo le tappe nel Lazio nel fine settimana, Conte andrà in Lombardia, dove M5s è presente con dodici liste e quattro aspiranti primi cittadini. A dimostrazione del fatto che l’ex premier stia tentando di aprirsi una strada nel Nord d’Italia. Si fermerà a Crema, città dell’ex ministro Danilo Toninelli, ma anche a Desenzano del Garda e a Lissone, per sostenere i candidati sindaci. L’attenzione del presidente, con l’obiettivo di accaparrarsi percentuali a doppia cifra, è puntata su due città in particolare Palermo e Taranto. In nessuna delle due i pentastellati hanno un loro candidato sindaco ma sperano di arrivare primo partito.

La chiusura è prevista in Puglia, nella città dell’Ilva, dove Conte si recò da premier per parlare agli operai dell’azienda siderurgica nei giorni in cui Arcelormittal minacciava di abbandonare la fabbrica siderurgica. Ma non è una città facile, è la città del gasdotto Tap, a cui l’ex premier diede il via libera nonostante le promesse dei grillini spese in campagna elettorale che regalarono a M5s oltre il 40% dei voti. E doveva essere la città della svolta green e invece l’Ilva è ancora lì in attesa della bonifica che dovrebbe essere avviata con i soldi del Pnrr.

Conte non si aspetta l’aiuto dei big del Movimento in questo suo giro per le città italiane che vanno al voto. Alessandro Di Battista non comparirà, neanche negli appuntamenti vicino Roma. Luigi Di Maio, da ministro degli Esteri, è troppo impegnato sul dossier guerra in Ucraina e tanti altri se ne stanno alla larga. Il presente M5s ha l’appoggio della sua segreteria politica ma non basterà a superare la soglia psicologica della percentuale a doppia cifra. Nel day after del voto si aprirà la resa dei conti all’interno del Movimento, ma il presidente punta a rimanere saldamente al suo posto, con le sue basse percentuali, ma pur sempre sue. Da spendere, non certo come partito che punta ad essere maggioritario nel Paese, ma come partitino che può far parte di una coalizione più ampia di centrosinistra.