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di Adalgisa Marrocco

Il Covid sembra arrivato al crepuscolo. In questa nuova fase, infatti, l’Italia e il mondo vedono correre i contagi ma non malattia e decessi. La differenza rispetto all’inizio della pandemia è che oggi abbiamo strumenti diagnostici, vaccini, terapie e sopratutto un sistema immunitario “forgiato” dagli anticorpi per combattere il virus. Lo segnalano gli esperti, pur invitando alla cautela.                                                                     

Come sottolinea il presidente dell’Istituto superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, siamo ancora “in fase pandemica” con l’attuale ondata epidemica che “crescerà ancora”. “Tutto il sistema di controllo è pienamente operativo – dice l’esperto al Corriere – e si sta monitorando attentamente la sottovariante Omicron 5. Il virus non va sottovalutato”. L’incidenza settimanale è infatti salita dai 310 casi per 100mila abitanti della scorsa settimana agli attuali 504. “Un rialzo molto significativo”, con l’Rt che è tornato a superare la soglia epidemica e un tasso di positività dei tamponi che ormai oltrepassa giornalmente il 20%. I dati, perdipiù, sono sottostimati per il massiccio ricorso ai test fai-da-te.

Ma accanto all’altissima circolazione del virus, ci sono i segnali positivi. “Le ombre sono che il virus continua a circolare e abbiamo infezioni ma, nonostante i nuovi contagi e il conseguente aumento dei ricoveri, anche in età pediatrica, le luci sono determinate dal fatto che c’è poca malattia. La stragrande maggioranza delle persone infettate ha una sintomatologia molto contenuta, definibile come piccola influenza”, ha detto all’ANSA Carlo Federico Perno, direttore dell’Unità di microbiologia dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma.  Il vaccino sta facendo il suo lavoro – ha proseguito l’esperto – e, soprattutto, il denominatore più importante, quello dei decessi, ci dice che rimangono stabili o addirittura tendono a decrescere, con una mortalità che sta al di sotto dell’1 per mille, rispetto ai numeri di chi si infetta”.

Per Massimo Ciccozzi, epidemiologo del Campus biomedico di Roma, “siamo nel pieno dell’ondata di Omicron 5, ma era prevedibile. Stiamo vivendo quello che il Portogallo ha vissuto prima noi: quindi avremo un innalzamento dei contagi, un picco probabile tra 3-4 settimane, infine il plateau e la discesa dei casi”. “Se rimarrà questa variante, come tutti speriamo e pensiamo da buoni evoluzionisti, dopo la fine di luglio avremo una specie di rumore di fondo con contagi fisiologici proprio in virtù dell’endemizzazione del virus. Ma non ci sarà nulla di grave: i sintomi sono noti e leggermente più impegnativi rispetto a quelli di Omicron 1: febbre un po’ più alta, mal di testa, talvolta diarrea, astenia, tosse simile alla faringite dopo il quarto giorno”, ha continuato l’esperto ai microfoni di Cusano Italia Tv. Ciccozzi ha concluso sottolineando che le terapie intensive “non sono assolutamente in aumento”, crescono invece i ricoveri ordinari “perché se una persona anziana colpita da Omicron 5 ha la febbre alta tende a recarsi in Pronto Soccorso, specialmente durante il fine settimana”.

Le luci e le ombre avvolgono l’andamento del virus anche fuori dall’Italia. Il New York Times scrive che negli Usa “a quasi 3 mesi da quando le contagiosissime sottovarianti di Omicron hanno dato il via a una recrudescenza primaverile dei casi, i decessi per Covid segnano un tasso che è vicino a essere il più basso dell’inizio della pandemia. Visto che tanti americani sono stati vaccinati, infettati o entrambe le cose, il numero di persone il cui sistema immunitario è completamente impreparato al virus è diminuito in modo significativo”. “Nelle ondate precedenti, c’erano ancora sacche importanti di popolazione che non erano state vaccinate o esposte al virus, e quindi correvano lo stesso rischio di decesso di chi ha incontrato il virus all’inizio della pandemia. Quelle sacche non esistono più”, afferma il dottor David Dowdy, epidemiologo della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health interpellato dalla testata americana.

È dello stesso avviso il Washington Post, secondo cui “i livelli attuali di diffusione sono più alti che durante la maggior parte del primo anno di pandemia. La differenza è che ora abbiamo strumenti diagnostici, vaccini e terapie per combattere il virus. Oggi si sa molto di più sulla trasmissione virale, sul valore delle mascherine e sull’importanza di una migliore ventilazione e filtraggio dell’aria. Inoltre il livello di immunità della popolazione, sia vaccinale che naturale, è molto più alto, anche se la vaccinazione complessiva non ha raggiunto livelli ottimali”. “Quello che sta accadendo – viene illustrato – sembra rappresentare il graduale passaggio dall’emergenza pandemica alla prevedibilità endemica. Tuttavia, l’autocompiacimento è pericoloso. È prudente continuare a indossare le mascherine negli spazi al chiuso e affollati, sui trasporti pubblici. Sono altrettanto importanti i richiami vaccinali. E, sebbene i tamponi rapidi non siano infallibili, test frequenti rimangono uno strumento prezioso per monitorare possibili infezioni”.

Nonostante i segnali positivi, come dicevamo, un invito alla prudenza arriva anche nel nostro Paese. Soprattutto dalle voci più istituzionali. Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità, afferma che l’Italia si sta avviando verso l’endemizzazione del Covid, ma avverte: “Stiamo attenti a non sottovalutare questa fase. Il virus può continuare a fare male”. Con Omicron e le sue sottovarianti “l’impatto in termini di decessi e letti occupati è nettamente inferiore rispetto a quello della Delta, ma la circolazione è importante, interessa tutte le Regioni e tutte le fasce di età. Anche per questo è importante usare tutte le armi per prevenire le morti, cioè vaccini e farmaci antivirali, che ultimamente si usano di più”, dice lo scienziato sulle pagine di Repubblica. In autunno partirà una nuova campagna vaccinale che secondo Locatelli, oltre ai fragili, andrebbe offerta anche a chi ha dai 60 anni in su: “Da quell’età c’è un maggiore rischio di sviluppare una malattia grave”.

Per Walter Ricciardi, docente di Igiene all’università Cattolica e consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza, è invece necessario proteggere subito la popolazione più vulnerabile con i richiami. “Bisognerà sicuramente rafforzare la protezione vaccinale anti-Covid in autunno, ma è importante che sia rafforzata da subito per alcune categorie: non bisogna aspettare ottobre per gli ultraottantenni e i fragili”, ha dichiarato l’esperto all’Adnkronos. “Anche il ministro – ha ricordato Ricciardi, riferendosi a un’intervista rilasciata sabato da Speranza a Repubblica – ha sottolineato due cose importanti in tema di vaccinazioni. La prima è proprio che va immediatamente rafforzata la protezione vaccinale dei fragili. La seconda è che, d’accordo con l’Europa, bisognerà fare una grande campagna di vaccinazione, auspicabilmente con i nuovi vaccini bivalenti, contro la variante originale e contro Omicron”. I primi risultati su questi nuovi vaccini “ci stanno facendo vedere che sono protettivi anche nei confronti di Omicron 4 e omicron 5. Questo è molto confortante. Le aziende consegneranno i loro dossier, a partire da Moderna, entro la fine del mese alla Fda americana e poi vedremo. Ma sono fiducioso”, ha concluso lo scienziato.