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I Comuni fanno chiarezza sulle spese addebitate ai parenti per la cremazione dei loro cari. Si accende il dibattito politico. Per le migliaia di famiglie, in particolare dell’area del bergamasco – duramente colpite per la perdita di uno o più familiari stroncati dal coronavirus – è tempo di pagare: tornano a casa le urne con le ceneri e… la fattura.

Le spese sarebbero dovute al trasporto in comuni fuori dalla Lombardia, che non riusciva a sostenere il ritmo di lavoro, in cui i feretri sarebbero stati cremati. Tuttavia i comuni della Bergamasca si sono informati riguardo le tariffe dei forni dei comuni di Novara, Padova, Bologna (per citarne alcuni) e le tariffe sarebbero risultate non omogenee tra loro. In più i trasferimenti tramite mezzi militari non dovrebbero essere a carico della famiglia del defunto… insomma l’amministrazione ha riscontrato alcune anomalie.

SI ACCENDE LA POLEMICA In merito alla vicenda intervengono Dario Stefano e il segretario d’aula dei senatori dem Alan Ferrari, che – nella proposta del Decreto Liquidità – affermano di voler inserire “un emendamento ad hoc per ovviare a questo problema”, azzerando le spese dei cittadini.

Dello stesso avviso il senatore della Lega Roberto Calderoli: “Il Governo si attivi: questi soldi dovrà pagarli lo Stato, che non ha saputo proteggere la vita di questa persone, non dichiarando la Val Seriana ‘zona rossa’ arrestando l’epidemia”.