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di MATTEO FORCINITI

Si fa ancora una certa fatica ad abituarsi all’idea di poter smettere di usare una mascherina e di tornare ad andare in giro con la faccia scoperta negli spazi chiusi. Sabato pomeriggio all’interno del più grande centro commerciale di Montevideo c’è un clima abbastanza strano: da pochi giorni in Uruguay è ufficialmente finita l’emergenza sanitaria dovuta al Covid 19. Si volta pagina, è la fine di un’era che ha profondamente cambiato le nostre viste negli ultimi due anni. 

Con questa misura che era stata annunciata dal presidente Luis Lacalle Pou è caduto anche l’ultimo obbligo rimasto, quello dell’utilizzo della mascherina in alcuni ambiti al chiuso. La protezione facciale -vero e proprio simbolo del contrasto alla pandemia- adesso è diventata facoltativa come lo era già per gli spazi aperti dal mese di ottobre. A ognuno viene lasciata la libera scelta se indossarla oppure no. Passeggiando tra i negozi del centro commerciale si nota subito che la misura di protezione resta ancora molto popolare. La maggior parte delle persone continua a usarla come prima, soprattutto i più anziani ma non solo. C’è chi entra con la mascherina inconsapevole del nuovo decreto ma poi, vedendo gli altri, se la toglie come una sorta di senso di liberazione, di libertà ritrovata. Finalmente si può tornare a respirare correttamente. Ci sono anche gli sguardi sospetti e i timori a rivedere quei volti ritrovati, qualcuno (pochi a dire il vero) continua ad avere paura perché il virus continua a circolare.

Era il 13 marzo del 2020 quando in Uruguay veniva dichiarata l’emergenza che ha segnato quest’epoca con la scoperta dei primi casi. Dopo quasi 900mila contagi, 7183 morti e circa l’80% della popolazione vaccinata con almeno due dosi, la svolta tanto attesa adesso è arrivata. Era inevitabile e così è stata.

“L’Uruguay sta vivendo un momento epidemiologico favorevole, basato su dati e criteri oggettivi” ha affermato il ministro della Salute Daniel Salinas citando ad esempio l’incidenza dei nuovi casi settimanali, l’occupazione dei posti letto in terapia intensiva e il numero di morti ogni 100mila abitanti: “Questi fattori, sommati all’alta percentuale di vaccinati e all’ulteriore immunizzazione generata dall’ondata della variante omicron, hanno contribuito al momento di prendere questa decisione. La revoca dell’emergenza sanitaria implica che è consigliato l’uso delle mascherine solo in alcuni luoghi specifici tra cui ospedali, case di riposo per anziani, luoghi dove si preparano i pasti, personale sanitario, trasporto e più in generale tutti quei luoghi chiusi dove c’è un’alta concentrazione di persone”. Il ministro Salinas ha poi anticipato che dopo le vacanze di Pasqua il rapporto dei nuovi casi positivi passerà ad avere una cadenza settimanale anziché giornaliera.

Nel nuovo regolamento del ministero della Salute si chiarisce che solo le persone con sintomi da Covid 19 saranno obbligate a continuare a indossare la mascherina, per tutti gli altri adesso diventa una raccomandazione e non più un’imposizione. Il documento stabilisce inoltre che tutti gli eventi torneranno ad avere la massima capienza (lo era già per alcune categorie), non ci sarà più alcun tipo limitazione e non sarà richiesta la presentazione dell’assai poco diffuso certificato di vaccinazione.

A dire il vero sono state pochissime le limitazioni imposte in Uruguay in questi due anni di Covid vissuti sotto la logica della libertà responsabile più che sulla mano dura: senza le chiusure, senza il green pass e con pochissime restrizioni l’Uruguay ha dimostrato che un’altra via è possibile. Non si tratta solo del governo di turno ma riguarda più in generale uno spirito di tolleranza molto comune in una società democratica e liberale che ha preferito solo il buon senso al coprifuoco, il dialogo alla discriminazione verso i non vaccinati. Con l’addio alla mascherina adesso è caduto anche l’ultimo obbligo, l’Uruguay è pronto voltare pagina senza rimorsi.