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di Gerardo Coco

Una guerra nucleare non inizia con un attacco nucleare, ma con piccoli passi che sfuggono al controllo in un processo graduale e progressivo chiamato “escalation”. Superata una linea fatale, l’escalation sfocia in un evento apocalittico. Il processo inizia con la disputa di qualche tipo tra due potenze militari, in cui una fa qualcosa di inaspettato o estremo che trasforma la disputa in conflitto. L’altra parte risponde con un’azione di ritorsione che porta la prima a un’altra reazione e così via. Nessuna delle due parti che provocano questo processo di aumento progressivo di misure militari vuole davvero la guerra nucleare, ma una volta che iniziano ritorsioni e aggressioni, è difficile fermarlo.

Dalla crisi dei missili cubani, mai il mondo è stato così vicino a una guerra nucleare a causa della guerra in Ucraina. Il possibile conflitto nucleare probabilmente inizierebbe con armi nucleari tattiche, che sono dispositivi a basso rendimento progettati per eliminare formazioni di truppe nemiche, basi militari. La Russia ha già avvertito che potrebbe utilizzare tali armi. A differenza degli Stati Uniti, che considerano qualsiasi dispiegamento di armi nucleari solo come ultima ratio, la dottrina militare russa è molto più “aperta” all’uso di armi nucleari tattiche sul campo di battaglia. E si ritiene che la Russia ne abbia circa duemila, mentre gli Stati Uniti ne disponga di meno di 250.

Data l’inferiorità convenzionale della Russia nei confronti degli Stati Uniti e della Nato, non sorprende che la Russia disponga di così tante armi di questo tipo. Non ci piace pensare a una guerra nucleare, ma vogliamo sottolineare i rischi che emergono quando entrambe le parti iniziano il processo di escalation, più facile da intensificare che rallentare. Ci ha stimolato questa riflessione un editoriale del New York Times pubblicato l’11 maggio in cui si argomenta che l’amministrazione Biden sta apertamente e incautamente perseguendo in Ucraina una politica di escalation. L’articolista sostiene che inizialmente gli Stati Uniti e i loro alleati della Nato hanno risposto all’invasione russa dell’Ucraina con forniture di armi agli ucraini e sanzioni economiche ai russi, ma nell’ultimo mese, invece di aiutare semplicemente l’Ucraina a evitare ulteriori invasioni e conquiste, la politica statunitense si è concentrata sull’indebolimento permanente della Russia, ad ogni costo. Dopo la recente visita a Kiev della presidente della Camera statunitense Nancy Pelosi, che ha definito la guerra in Ucraina, “una lotta globale per la democrazia”, l’amministrazione Biden ha proposto un pacchetto di aiuti militari di 40 miliardi di dollari all’Ucraina, quadruplicando quello che gli Stati Uniti le avevano finora offerto.

Inoltre, sembra che l’esercito americano stia fornendo informazioni sul campo in tempo reale agli ucraini, rendendo così gli Stati Uniti un attivo belligerante nel conflitto. È chiaro che tutto ciò equivale a un abbandono degli sforzi diplomatici, proprio quando le condizioni erano diventate più favorevoli a una soluzione politica negoziata, rispetto a quanto non fosse un mese fa, quando la Russia non aveva ancora deciso di limitare le sue forze a sud e ad est dell’Ucraina per tentare di consolidare il controllo su un territorio più circoscritto. Ma invece di riconoscere questo cambio di marcia e cogliere l’occasione di un cessate il fuoco per fare un accordo, gli Stati Uniti hanno innescato un processo di escalation come se le loro decisioni fossero una reazione a nuove e più violente aggressioni russe a cui rispondere armando ancora di più l’Ucraina, ma per un conflitto assai più limitato.

A peggiorare la situazione mancava solo l’espansione della Nato alla Finlandia e alla Svezia. Una delle ragioni dell’intervento della Russia in Ucraina era stato il netto rifiuto di Washington e della Nato di prendere sul serio le preoccupazioni della Russia in materia di sicurezza. Perché ora versare benzina sul fuoco spingendo due Paesi neutrali nella Nato? L’ingresso della Finlandia porterebbe “più Nato” al confine con la Russia, uno sviluppo che il Cremlino ha sempre dichiarato inaccettabile. Accumulando altre provocazioni, gli Stati Uniti stanno intenzionalmente pianificando l’allargamento del conflitto cioè l’escalation. È dunque la Russia che si sta espandendo verso l’Occidente o l’impero americano che si sta espandendo verso la Russia?

Più Nato al confine con la Russia crea uno squilibrio che la Russia ora dovrà correggere con il dispiegamento di missili nucleari ipersonici. Come può essere possibile per i governi di Finlandia e Svezia considerare l’adesione alla Nato come un aumento della loro sicurezza, come affermano, quando il risultato è che questi Paesi saranno presi di mira con armi nucleari? Il rischio di essere attaccate dalla Russia non esisterebbe solo se Finlandia e Svezia non aderissero alla Nato. Nessuno sano di mente, pertanto può vedere l’adesione di questi due Paesi al Patto Atlantico come qualcosa di diverso da un atto sconsiderato di destabilizzazione. Al pari della Svizzera, la Finlandia e la Svezia hanno sempre beneficiato della loro neutralità. Ora si trasformeranno in obiettivi nucleari! Sembra proprio che Washington continuerà la sua escalation fino a quando la linea fatale non sarà superata.