di Antonella Boralevi

Donne inginocchiate davanti a uomini che, sotto la cintura, hanno appesa una banana. La gara (tra donne soltanto) prevede che vinca la donna che mangia più in fretta il maggior numero di banane. Sembra una gag del Bagaglino di trenta anni fa, ma invece è cronaca. In un paesino del Friuli profondo, vicino a Nimis, provincia di Udine, si svolge da tre anni “La festa degli uomini“. Il clou è la gara detta “Delle mangiatrici di banane”.

Tante gioiose signore, del luogo e non, vi partecipano entusiaste. Naturalmente, la narrazione esibisce il solito pilastro della “autoironia”, il secondo pilastro del “nessuna è obbligata” e il terzo, il più saldo: “Anche questa è libertà sessuale”. Ovviamente, alcune giovani attiviste per la parità di genere si sono alla fine svegliate, è online alla firma dei navigatori della rete una petizione per abolire la gara. Ovviamente, gli organizzatori ridendo spiegano che si tratta di “goliardia” e, indossando la faccia di circostanza, dichiarano che di “sessismo proprio non ce n’è”.

A me interessa ragionare sulle libere donne che liberamente scelgono di mimare in pubblico, in una festa di paese, una fellatio tra le risate e gli ammiccamenti e le battute. Magari si divertono. Abbiamo finalmente imparato che ciascuno si diverte a modo suo e ne ha ogni regolamentare diritto. Ma a Monteprato di Nimis, a me pare che non si giochi soltanto. La cultura del Friuli profondo, terra di poeti e di grandi lavoratori, di imprenditori geniali e di intellettuali che hanno dato il loro segno al Novecento, è estremamente chiusa, segnata dalla secolare sofferenza di essere terra di guerra guerreggiata, dal pullulare delle “frasche”, le bettole di paese dove si beve fino a perder coscienza ma in gruppo, in amicizia, appunto per divertimento.

Si capisce che, in campagna più che in città, la società sia ancora sentita come agita dai maschi (le donne per secoli e secoli sono state a casa e nei campi). Ma più per abitudine, per usi e costumi, che non, io credo, per una precisa scelta sessista. Alcune donne si sono trovate questa mentalità pronta e hanno cercato di conviverci appunto facendo “le spiritose”? Altre invece si indignano e vogliono che l’abitudine si adegui agli anni Venti del Terzo Millennio? Parrebbe.

Resta il fatto che, nel 2022, una gara tra donne che simulano la pratica del sesso orale al maschio e vengono premiate quante più fellatio sono capaci di mimare, non è neutrale. È, invece, la messa in scena (per la comunità) di quello che viene proposto come ruolo femminile per eccellenza: il servizio sessuale al maschio dominante. Se poi il tutto avviene tra musichette e applausi sgangherati, in una festa che raccoglie tutti i paesi vicini, e turisti dalle regioni vicine, invece che rendere la procedura più lieve, io penso che la carichi di efficacia. Proprio perché sono le donne a prestarcisi allegramente, allegramente manipolate da una cultura secolare che non riguarda solo il Friuli, ma tutta la società dell’Occidente (ed evito di aprire il capitolo Oriente vicino e lontano).

Non esiste, io credo, la libertà di proporre l’umiliazione di una donna come un gioco. Neppure se è la donna stessa a volerlo giocare. La nuova cultura della dignità e del rispetto della donna e il riconosciuto diritto alla eguaglianza di genere ci impongono di dare un solo e chiaro messaggio. La “mangiatrice di banane” che scodinzolano appese alla cintura di un maschio, tra lazzi e battutacce, forse è convinta di stare “giocando”. Ma purtroppo viene umiliata. E umilia con sé tutti i diritti delle donne. Costruendo, senza rendersene conto, la subcultura della donna come oggetto sessuale che corre a precipizio verso la tragedia della violenza.