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Franco Esposito

Roma città aperta. Purtroppo a tutto. Alla spazzatura, agli incendi, ai cinghiali, alle erbacce, al traffico impazzito, Il più tipico e classico dei peccati Capitali. Roma sprofonda nel ridicolo. Normale che cittadini e foresti si chiedano, ma è questa davvero la capitale d’Italia? La città delle voragini che si aprono in continuazione con una puntualità che definire sconcertante signfiica pronunciare un tenero eufemismo: 1.088 le voragini censite dal 1° gennaio 2010 al 30 giugno 2021? Praticamente una ogni tre giorni.

Invasa da immondizia e cinghiali, Roma non è più la città in grado di riscattarsi con un colpo di tacco. Proprio come nel libro di Puskin, “Tra i ruderi della casa del passeggero”. Allora sì che sapeva farlo, un colpo di tacco, e tornava se stessa, bella da morire. Il Lingotevere Fellini così nomato per continuare (invano però) a sentirsi dalla parte della storia. L’ultimo rifugio dei sindaci che si sono susseguiti alla guida della città.

Roma non funziona. É diventato difficile anche richiedere una nuova carta d’identità. E c’è chi decide di farne a meno. Erbacce ovunque, anche a mo’ di tappezzeria degli scavi archeologici di Torre Argentina, dove venne ucciso l’imperatore Giulio Cesare. Roma è scossa da incendi a autocombustioni. Roghi qua e là, sembra essersi trasformata nella capitale delle brutture. E cantieri ovunque a circondare un tombino, una buca, un torrione. Colore arancione, ostruiscono il passaggio e stanno pateticamente e precariamente in piedi.

Un buon botanico potrebbe calcolare tranquillamente l’età dell’altezza delle erbacce che crescono e si alzano tra le buche. C’è da anni ormai una rete a protezione di un marciapiede vicino al Viminale. É lì da quando, novembre del 2019, una poderosa ventata causò il crollo di alberi, pali, e di un telaio in ferro a sostegno di cartelloni pubblicitari. Stupisce (ma fino ad un certo punto) la straordinaria resilienza che mostrano le erbacce. Alte fino a un metro e anche due, ricoprono interamente una cabina telefonica. Come pure quelle che avvolgono le scale mobili del galoppatoio di Villa Borghese. Salgono fino a tre metri e talvolta prendono  fuoco.

Il camminatore per hobby o per necessità ormai ritiene Roma “una città che fa schifo”. Ma il sindaco, possibile che Roberto Gualtieri e la sua amministrazione facciano nulla?

Peccato, davvero peccato, Roma è bellissima, eterna. Il primo cittadino, per gli incendi, ha accusato la mafia. L’ha abbinata ai roghi di qualche gorno fa a Centocelle. Un fungo nero, dove c’è sicuramente la mano nefasta dell’uomo. Sembra di assistere a una produzione cinematografica.

A Centocelle sono è parcheggiata una trentina di autodemolitori. Quasi tutti abusivi. Di rottami interrati non si parla neppure, sono tonnellate. Liquami, batterie, pneumatici, veleni. E sotto, strari di di vecchie discariche. La spazzatura non è infatti uan storia recente. In Italia devi trattarla purtroppo anche con gli abusivi. Una trattativa turra aperta, a Roma, dal 1977. Venticinque anni senza risolvere nulla, Sotto il sole proliferano lunotti, portelloni, scocche. Vapori e fumi, zaffate tossiche prodotte da autocombustione.

Il traffico, poi. Bloccarlo è diventata una moda. I tassisti in questo senso sono in prima linea, se ne occupano ormai da giorni. Si fermano loro e si blocca tutto, in piazza Venezia e  sotto il Campidoglio non si passa. Un tappo di proporzioni cosmiche. Gli ambientalisti si premurano di bloccare il Grande Raccordo anulare una mattina s’ e l’altra pure. A giugno si davano appuntamento alla buon’ora, si stendevano sulla carregiata per sensibilizzare gli automobilisti “sull’apocalisse del cambiamento climatico”. Giovanoti con striscioni, ragazzotti indubbiamente ingrombranti. Di cinghiali ce n’è dappertutto. Roma continua a stupire, le voragini ormai non fanno più notizia. Un paio di foto fatte girare sui social e via, la satira spinta a livelli bassi.

Le voragini – udite udite l’estro romano – diventano perfino utili. Tornano buone come discariche estemporanee, ovviamente. Una eccellente soluzione perchè interrate, non in superficie, a migliaia, negli ultimi mesi. L’immondizia a conclusione del discorso. L’inceneritore, i cassonetti: il sindaco Gualtieri assicura che Roma presto sarà pulita. L’assessore aggiunge “a Natale non fate troppi pacchetti che poi non sappiamo come pulire”. Gli spazzini brillano per  assenteismo. Gli stessi che guariscono improvvisamente sotto la minaccia della visita fiscale.

Simbolo del lockdown, le mascherine hanno lasciato campo libero a bottiglie e bottigliette di birra e alle coppette di gelato vuote. Le mappe della città che giacciono al suolo denunciano il ritorno dei tursiti a Roma. Sciamano ovunque, hanno sempre in mano qualcosa, cartoni di pizze, bottiglie di birra o Coca Cola, bottiglioni di acqua minerale, coni ripieni di gelato, pronti ad adeguarsi agli usi e costumi romani: buttano tutto a terra. I cestini colmi di rifiuti diventano improvvisate discariche.

La stazione Atac di Cineccità non è agibile. Come pure Subaugusto, Giulio Agricola, Arco di Travertino. Colli Albani, Furio Camillo, Ponte Lungo. Se questo è l’andazzo, chissà, forse un giorno Roma sarà ricoperta di rifiuti. É il suo dramma. Barche affondate, lavatrici, frigoriferi, biciclette, monopattini: va tutto dentro il Tevere. Il sindaco Gualtieri, per il momento, sull’argomento risulta non pervenuto.